Lettera agli studenti dell’ex capo delle Brigate Rosse: le Bierre sono uno specchio per tutti

di Enrico Fedocci

Mario Moretti ed Enrico Fedocci in aula

Una lettera spedita dopo avere letto ciò che gli studenti avevano scritto di lui, dopo l’incontro nelle aule del Corso di Giornalismo della Provincia di Milano in via Pace a Milano. Quel giorno di maggio 2004Mario Moretti ha parlato per quattro ore con quei ragazzi, tutti nati dopo gli anni 70. Il confronto è stato serrato e si è ripetuto con altri studenti nel 2005. Si è chiesto di tutto e lui, l’ex capo delle brigate Rosse, colui che ha premuto il grilletto uccidendo Aldo Moro (ma anche la sua scorta il giorno del sequestro) quel 9 maggio di esattamente 40 anni fa , ha voluto rispondere a tutte le domande che gli sono state rivolte. 
La cronaca dei fatti in questo articolo pubblicato da Cronaca Criminale (che potrete leggere cliccando) quasi tre settimane fa.
Ora, alla vigilia del 40esimo anniversario di quel tragico epilogo, ecco il testo della lettera che Moretti mi mandò dopo aver letto gli articoli che i ragazzi scrissero su di lui dopo averlo incontrato. Di seguito anche i video integrali degli incontri del 2004 e del 2005.

Ciao Enrico,
grazie per avermi fatto leggere quello che i ragazzi del corso hanno scritto sull’incontro. Molto interessante. In un modo o nell’altro la vicenda delle BR è di quelle che fungono da specchio a chi le guarda. A volte uno specchio sociale, altre più semplicemente  riflettono il modo individuale con cui ci si pone di fronte ai grandi eventi, alla riflessione sulla vita, la morte, i valori fondanti la propria esistenza. Si interroga me e la risposta che viene colta è soltanto quella più vicina al sentire consolidato di chi ha posto la domanda. Ti faccio un esempio, non è domanda e risposta, ma il più innocuo degli argomenti e il più scivoloso per chi scrive, la descrizione del personaggio: qualcuno mi descrive come uno che “ha un sorriso aperto e l’aria di chi ne ha passate tante nella vita”, un altro “volto tirato, scavato dalle rughe… racconta senza tradire la minima emozione”, o al contrario “la voce si incrina, gli occhi si fanno lucidi e lo restano per buona parte della conversazione”, per un altro “…con un sorriso piuttosto commosso, gli tremano le mani, suda visibilmente, deglutisce come avesse un nodo alla gola”, ancora “ha l’aspetto del professore qualunque”, “un uomo consunto”, “abbigliamento semplice e atteggiamento cordiale e disponibile”, e così via.

E’ chiaro che Moretti è un po’ tutte queste cose messe insieme, ma volevo sottolineare che, se guardando la medesima persona ognuno può “vedere” cose così contrastanti (e si ripeterà ancor più per ogni argomento della conversazione), Moretti è soltanto un pretesto, un accidente in una vicenda, quella delle Brigate Rosse, che rimanda a qualcosa di inestricabile dal proprio essere sociale: se si parla delle BR chiunque ci mette del suo, sempre, non importa quanto egli sia lontano per età o per indole da quella vicenda. Peccato che se ne parli così poco e malamente. 

Se ti capita, ringrazia i tuoi allievi da parte mia, tutti, anche quelli che pensano come un carabiniere, parlano come un carabiniere e fortunatamente, non avendo l’equilibrio di un carabiniere, non sono armati come un carabiniere.

Se hai difficoltà con la duplicazione della registrazione filmata io posso esserti d’aiuto, sono un informatico non dimenticarlo. 

Aspetto di sentirti e grazie di nuovo.
Mario

 

4 risposte a “Lettera agli studenti dell’ex capo delle Brigate Rosse: le Bierre sono uno specchio per tutti

  1. Il suo concetto filosofico di società e vita non era, non è e non sarà mai compatibile con la società civile e democratica che è riuscita perfino a perdonare/recuperare persone come lui che per dar sfogo al proprio disprezzo verso tutto e tutti hanno provocato tanto dolore.

  2. Ho sempre creduto e continuo a credere che costoro siano semplicemente dei delinquenti e assassini.
    Privi di cultura tentano con convegni e libri di dare un senso a quello che hanno fatto.
    Tutto questo, in un paese veramente civile ma fermo sui valori importanti, non sarebbe assolutamente possibile.
    Mi domando: come mai questi assassini non sono rimasti in galera a vita?
    Non lamentiamoci se le regole non vengono più rispettate.
    Questi sono esempi nefasti !

  3. Siamo ridicoli un elemento di questo anche se il tutto e stato voluto da un altro paese …..a da altre persone …..non penso sicuramente che un ignorante del genere sia in grado di offrire spiegazione ne lui ne gendermi pagati per determinate tipi di cose …..dilungarci sarebbe inutile determinati tipi di atteggiamenti in genere dovrebbero essere pagati con la sedia elettrica incominciando da Kissinger e non punire una vita umana e politica che almeno in parte cercava di fare il bene del paese sono delle attendibilità di poco conto di chi cerca di speculare in Italia altrove sulla popolo.

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