Mario Moretti e i ragazzi di via Pace. “Perché non mi pento della lotta armata? Troppo comodo”

di Enrico Fedocci

Mario Moretti ed Enrico Fedocci in aula

DOCUMENTO INEDITO: I VIDEO DEGLI INCONTRI AVVENUTI NEL 2004 E NEL 2005 TRA MORETTI E GLI STUDENTI DEL CORSO DI GIORNALISMO DELLA PROVINCIA DI MILANO –
E’ entrato in aula e ha risposto a tutte le domande. Lo ha detto subito: “…non per insegnare nulla a nessuno, ma per offrire il mio punto di vista”. Lui non si è mai pentito di ciò che ha fatto, almeno non secondo la legge. Lotta armata, sequestri di persona, omicidi, ferimenti, rapine. “Ho commesso reati di tutti i tipi”. Di certo non ha mai collaborato con gli investigatori come invece hanno fatto molti dei suoi ex compagni di lotta e dopo l’arresto avvenuto il 4 aprile del 1981 è stato processato e condannato a scontare sette ergastoli. Non si pentì formalmente, ma ammise in tv il fallimento della lotta armata.
Ora è un detenuto semilibero che di giorno esce dal carcere di Opera, lavora presso una cooperativa per informatici e di sera torna in cella. Un personaggio controverso e dibattuto. C’è chi è convinto che non abbia detto tutto, lui si difende dicendo che la storia delle Brigate Rosse è chiara e senza ombre. Chi è Mario Moretti? Un “combattente”, un “rivoluzionario” come lui si definisce, o la “sfinge”, appellativo che gli è stato appioppato soprattutto dai dietrologi e da coloro che ipotizzano una sua vicinanza ai servizi segreti deviati, da chi sostiene che le Brigate Rosse fossero eterodirette
Moretti arrivò a Milano ventenne; decise di entrare in clandestinità passando dalla contestazione nelle piazze alla lotta armata.

Un momento della lezione

Altri tempi di cui le nuove generazioni quelle dei nati dopo gli anni 70, non hanno esperienza diretta. Per questo nel 2004 invitai il terrorista al corso di giornalismo della Provincia di Milano di cui ai tempi ero direttore. 

Ecco come si riuscì ad organizzare quell’incontro.
Inizialmente cercai Moretti per proporre una intervista per il mio telegiornale. Lui disse subito di no, in maniera decisa, che non ammetteva replica. A quel punto, persa la possibilità di intervistarlo davanti a una telecamera, gli spiegai che ero personalmente interessato al tema, che avevo letto tutto ciò che c’era da leggere sulla questione e che mi sarebbe piaciuto approfondire ulteriormente – ma solo per crescita mia – l’argomento. Sarebbe stato importante sentire quei fatti sentendo dalla sua viva voce il racconto. Mi interessava sapere cosa negli anni 70 spingeva un ventenne ad entrare in clandestinità e a diventare terrorista.

Ci vedemmo alla libreria Tikkun, in via Montevideo. Parlammo tre ore e mezza. A quell’appuntamento ne seguirono altri. Poi, mi venne l’idea di proporgli di incontrare (allora insegnavo all’Università Cattolica) i miei studenti. Anche loro avrebbero voluto mettere a fuoco quel periodo storico, ascoltandolo, intervistandolo, per poi scrivere un pezzo sull’incontro, come esercitazione. Fatto sta che alla Cattolica ci fu un problema con un altro ospite che portai in aula, Platinette, che non fu apprezzato dai vertici dell’ateneo e quindi l’università mi chiese di sottoporre prima della lezione la lista dei relatori. E Moretti fu bocciato.

Mario Moretti ascolta la telefonata da lui fatta ad Eleonora Moro

Quando passai ad insegnare al Corso della Provincia di Milano che si teneva nelle aule dell’istituto di formazione professionale Bauer di via Pace nel capoluogo lombardo non ebbi alcuna censura e quell’incontro tra Moretti e gli studenti (che poi scrissero il pezzo su di lui) si fece, per ben due anni di fila, con l’ok del Giudice di Sorveglianza. Ripropongo quegli approfondimenti, quelli del 2004 e quelli del 2005: 8 ore fitte di conversazione tra gli studenti che allora avevano in media 24 anni e il vecchio terrorista sconfitto, rappresentante dell’ala militare delle Bierre. Moretti non si sottrasse ad alcuna domanda e con alcuni discusse anche animatamente. E’ bene chiarire che, nell’ambito del corso, la settimana dopo fu mia cura invitare Bruno Berardi, figlio del maresciallo Rosario Berardi, ucciso a Torino dalle Brigate Rosse il 10 marzo del 1978.

Mario Moretti ascolta le domande degli studenti

Era importante che i ragazzi avessero tutti gli elementi per farsi l’idea. Il tutto condito dai libri che prestai agli studenti per preparare l’incontro con Moretti e Berardi.
Di seguito i video dei due incontri, suddivisi in 8 file. 
(L’audio non è perfetto, ma vale la pena aprire bene le orecchie). 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

17 risposte a “Mario Moretti e i ragazzi di via Pace. “Perché non mi pento della lotta armata? Troppo comodo”

  1. Sono sempre più convinto che se i ns
    pappamolla inetti di giudici e politici avessero agito come in Germania dove
    quella banda di terroristi Mainof arrestatata
    fu “invitata” a suicidarsi….sarebbe stata
    una grande vittoria per la giustizia e per
    i morti assassinati….!

  2. Un illuso , un narcisista violento, uno psicopatico immaturo , in buona sostanza un vero criminale . In un Paese dove questo intellettualismo alla Battisti fa in e’ stato possibile un incontro con degli studenti . Senza parole…

      • Si capisce dalla terminologia. Nessuno avrebbe parlato di psicopatia o alterazioni mentali. Era una questione ideologica, piaccia o meno.

        • Troppo comodo parlare di ideologia. Anche l’ISIS parla di ideologia ma è solo una scusa per giustificare cattiveria, atrocità, crimini contro altri esseri umani. Ma per i benpensanti di sinistra è tutto normale. Questo Paese è perso per sempre.

  3. Deve ringraziare qualche santo che non è a marcire in una cella come meriterebbero tutti i brigatisti, esser trattati come i mafiosi in regime di 41bis, altro che girare l’Italia a pontificare sui loro misfatti, si vergognino! Loro e chi li foraggia!!

  4. tra qualche anno, avremo gli ex tagliagole dell’isis, che nelle università italiane, spiegheranno che travolgere degli innocenti con un camion, strafatti di anfetamine, aveva una sua ragione sociopoliticareligiosa come lotta di classe

  5. A me quello che ha fatto rimanere male è stato il prezzo della birra, Moretti in bottiglia da 66cl (0.80 al super) venduta a 6 euri, capisco che ci debbano guadagnare ma fiiiiiiigaaaa, per forza che dopo mi porto le cose da casa best custom essay

  6. 6 ergastoli …
    In un Paese con giudici normodotati un simile assassino non andrebbe in giro “semilibero” per strada o addirittura a tenere lezioni di storia …
    VERGOGNA

  7. Mentre ci preoccupiamo dei neofascisti, a chi ha ucciso viene data la possibilità di spiegare, nelle scuole.
    Solo pensare di fare questo è un abominio.
    Farlo è un delitto.
    Vergogna

  8. COME VITTIMA DEL TERRORISMO (FIGLIO DI LANDO CONTI EX SINDACO DI FIRENZE UCCISO DALLE BRIGATE ROSSE) POSSO SOLO DIRE CHE UN UOMO COME LUI, CONDANNATO A 6 ERGASTOLI, DOVREBBE MARCIRE IN GALERA SENZA PIETA’, PROPRIO QUELLA PIETA’ CHE LORO NON HANNO AVUTO CON LE LORO VITTIME…

  9. Ciò che è accaduto in quegli anni è terribile ed i crimini commessi dai brigatisti resteranno incancellabili, soprattutto nella memoria dei familiari delle vittime .
    Credo però che in un paese civile sia molto importante il confronto tra autori, vittime di reato e tutta la comunità, perchè è fondamentale comprendere cosa sia accaduto veramente e quale siano le condizioni che hanno portato degli uomini a macchiarsi di reati così gravi.
    Mario Moretti non è un pazzo ma un uomo che giustamente sta ancora scontando una lunghissima pena per reati molto gravi.
    Capire, riconoscere l’altro, confrontarsi non significa giustificare cose che non sono giustificabili e non sono facilmente comprensibili a chi quegli anni non li ha vissuti.
    Non è possibile tornare indietro, non è possibile cancellare gli errori fatti, non è possibile restituire la vita a chi l’ha persa per tutelare i diritti ed principi fondamentali dello Stato ma è possibile fare in modo che quello che è accaduto non accada più e questo può avvenire solo cercando di capire cosa è accaduto (analizzando anche una controparte importante). Sono trascorsi più di 30 anni ed ascoltare che ha sbagliato (e non ha più nessun interesse a mettersi in gioco ) può essere molto importante per costruire un futuro migliore .
    Sarebbe positivo che molte persone evitassero di parlare (scrivere ) così tanto ed imparassero ad ascoltare un pò di più. Del resto se abbiamo due orecchie ed una sola bocca vuol dire che il Signore vuole che si ascolti almeno il doppio rispetto alle parole da pronunciare (scrivere).

  10. Forse glielo dovrebbe ai famigliari delle vittime?? Soprattutto quelle innocenti che nulla avevano a che fare con la politica. Ma evidentemente non c’è sufficiente materia grigia. Esistono gli stupidi, si sa, anche tra i laureati e i professori

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *