28 lug

Guerra per il vertice dell’Arma dei carabinieri Generale Gallitelli sposta Giuliani a sorpresa

I generali di Corpo d’Armata Vincenzo Giuliani e Leonardo Gallitelli

di Enrico Fedocci
E’ il motto dell’Arma dei carabinieri da 200 anni, “Usi obbedir tacendo e tacendo morir”.
Però, ora – se ci si ammala – piuttosto che morir, si marca visita.
E la cosa riguarda tutti: semplici carabinieri e generali di Corpo d’Armata. Accade qualcosa di strano nella Benemerita. Accade che un bel giorno uno dei papabili a succedere all’attuale Comandante Generale Leonardo Gallitelli, il generale di Corpo d’Armata Vincenzo Giuliani, venga convocato in fretta e furia da Gallitelli stesso per essere trasferito senza preavviso dal prestigioso Comando Interregionale Pastrengo (dal 1979 al 1981 fu retto da Carlo Alberto Dalla Chiesa) al più defilato Comando delle Scuole dell’Arma.
Normale che uno si senta male.
E alla sua richiesta di andare a rapporto dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, Gallitelli avrebbe risposto con un “no” secco.
Cosa sta accadendo ai vertici di viale Romania? Tutto è cominciato qualche giorno fa: un breve incontro tra i due generali, poi la comunicazione. Ed è così che di ritorno dalla Capitale l’ufficiale si sente male ed entra in malattia: dieci giorni, rientro in servizio, quindi una nuova convalescenza. Giuliani, 63 anni appena compiuti, bolognese, è una persona seria, leale, stimata a tutti i livelli: per anni comandante dei carabinieri della Presidenza della Repubblica, poi alla Legione Piemonte, quindi direttore della Scuola Forze di Polizia. Era necessario questo trasferimento, dopo appena un anno di comando? In molti ci vedono qualcosa di strano. In effetti, i suoi cinque predecessori in quell’incarico hanno fatto le valigie per Roma solo per salire al vertice dell’Arma: Luciano Gottardo e Gianfrancesco Siazzu sono entrambi diventati comandanti  dell’Arma;  Giorgio Piccirillo, Carlo Gualdi e Antonio Girone hanno lasciato Milano per diventare vicecomandanti della Benemerita.

Il generale Tullio Del Sette

Il generale Tullio Del Sette

La cosa non è passata inosservata e nell’Arma c’è chi mette in relazione questo trasferimento con il desiderio di Gallitelli di indirizzare la scelta del suo successore. Il compito, ovviamente, spetta al Consiglio dei ministri, su indicazione del ministro della Difesa. E qui sta il punto: pare che Giuliani non sia tra i preferiti dell’attuale numero uno dell’Arma e la Pastrengo sia una posizione fin troppo favorevole per approdare alla poltrona piĂą alta della Forza Armata. E così, un incarico piĂą nell’ombra collocherebbe Giuliani – finora in pole position – nelle retrovie. In questo quadro, bisogna fare anche i conti con le intenzioni di Gallitelli, giĂ  mantenuto in servizio oltre il limite d’etĂ , di non andare a riposo: potrebbe diventare consigliere militare del Capo dello Stato? Si vedrĂ .

Chi altri potrebbe succedergli?

Il direttore dell'Aisi, generale Arturo Esposito

Il direttore dell’Aisi, generale Arturo Esposito

Tullio Del Sette, molto stimato dalla base e attuale Capo di Gabinetto di Pinotti, ma anche Arturo Esposito, direttore dell’Aisi che, proprio per non rinunciare alle sue ambizioni di succedere a Gallitelli, ha rifiutato il ruolo di prefetto, solitamente concesso a chi dirige il servizio segreto civile, mantenendo così il rango di generale. Ma anche i generali Saverio Cotticelli e Ugo Zottin. Il primo comandante della Palidoro e presidente del Cocer, il sindacato interno, mentre il secondo con il doppio incarico di vicecomandante generale e di numero uno della Podgora.

I generali Saverio Cotticelli e Ugo Zottin

(Per il settimanale Panorama)

ECCO IL DOCUMENTO CON CUI IL SINDACATO INTERNO ALL’ARMA, DOPO L’ARTICOLO DI PANORAMA, COMMENTA L’ACCADUTO

 

Carabinieri: Coir Milano, solidarieta’ a Gen. Giuliani
Rappresentanza esprime sostegno dopo avvicendamento
(ANSA) – MILANO, 29 LUG – Il Coir (Consiglio interregionale di Rappresentanza – Pastrengo) dell’arma dei Carabinieri ha espresso ‘solidarieta” al generale di corpo d’armata Vincenzo Giuliani, Comandante interregionale Pastrengo, avvicendato recentemente. La vicenda e’ emersa dopo l’anticipazione di un settimanale.
Ora il Coir ha deliberato “solidarieta’” esprimendo ”l’auspicio” che possa “conferire” in merito alla vicenda con ”il Ministro della Difesa” e sollecitando una “presa di posizione” del Cocer. (ANSA).

12 giu

Gallarate, butta la sua fidanzata dalla finestra La polizia lo arresta per tentato omicidio

L’ha buttata giĂą dalla finestra dopo una scenata di gelosia. Lei è entrata in coma e dopo tre settimane lo ha incastrato. Un uomo, Marco Maria Lenzi, è stato arrestato dagli uomini del Commissariato di Gallarate (Varese) per tentato omicidio aggravato della fidanzata, Raffaella Scialpi. Il fatto è avvenuto il 10 aprile scorso. La giovane è precipitata per 5 piani ed è miracolosamente sopravvissuta, entrando in coma. La donna, totalmente sottomessa psicologicamente al suo aguzzino, non ha collaborato con gli agenti coordinati dal dott. Gianluca Dalfino, dirigente del Commissariato gallaratese.

Il dirigente del Commissariato di Gallarate, Gianluca Dalfino

Il dirigente del Commissariato di Gallarate, Gianluca Dalfino

Ma i forti sospetti degli investigatori li hanno portati a registrare le conversazioni tra i due. Sia quelle in ospedale che quelle telefoniche. E proprio da queste sono arrivati gli elementi indispensabili per far scattare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

L’indagine va avanti. L’uomo arrestato si difende sostenendo di essere stato solo presente alla caduta, ma di non essere stato lui a provocarla. La vittima, tra ammissioni e amnesie, è ancora ricoverata in stato di choc.

5 giu

Usavano mogli come ostaggi nelle rapine Carabinieri Abbiategrasso smantellano banda

Si facevano prendere in ostaggio, poi, per rallentare la richiesta di aiuto alle forze dell’ordine fingevano malori. Erano moglie e fidanzate dei rapinatori e ogni colpo veniva fatto con la loro complicitĂ , per un totale di 31 rapine e 100 mila euro di bottino. I carabinieri della compagnia di Abbiategrasso, nel Milanese, coordinati dal capitano Antonio Bagarolo, li hanno catturati. i banditi erano 6 e si comportavano come attori consumati. Le immagini che vedete a corredo dell’articolo sono servite agli investigatori per sgominare la banda. Leggi il resto di questo articolo »

3 giu

Bicentenario dell’Arma, su autoradio e motociclette l’adesivo commemorativo

L’adesivo commemorativo dei 200 anni dell’Arma dei carabinieri


Un adesivo su auto e moto dei carabinieri per celebrare i due secoli di storia della Benemerita. Dal primo giugno di quest’anno fino al 31 dicembre sarĂ  sui mezzi utilizzati dai militari dell’Arma per la sicurezza dei cittadini. Milano, come in tutta Italia l’iniziativa è stato presentata alla stampa.

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14 mag

L’altruismo di Cap. Ultimo e dei suoi volontari In un libro la seconda vita dell’eroe antimafia

IN LIBRERIA IL VOLUME SCRITTO DALLA GIORNALISTA ANGELA ROSSI
LIBROULTIMOCapitano Ultimo? L’ufficiale dei carabinieri che, nel 1993,  arrestò Totò Riina con la sua squadra di “ soldati straccioni”: Vikingo, Barbaro, Omar, Ombra,  Arciere … E’ conosciuto soprattutto per questo e per le sue indagini ma, oggi, la sua vita oltrechĂ© dedicata all’Arma è spesa per i poveri ed i dimenticati. Questa nuova vita è raccontata in una lunga intervista diventata libro uscito lo scorso 30 aprile per i  tipi della Intento (17,50 euro 140 pagine) e scritto dalla giornalista Angela Rossi. Da anni Ultimo, è accanto a coloro che hanno bisogno, che non hanno niente. Ha realizzato la tenuta di via della Mistica, dove il venerdì sera, dopo la Messa si distribuisce il pane a chi ha fame, quella vera. Leggi il resto di questo articolo »

11 apr

Roma-Magliana, ex pugile ed usuraio arrestato dai carabinieri di Roma

carabinieriI Carabinieri della Stazione Roma Villa Bonelli hanno eseguito questa mattina un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari con applicazione dello strumento di controllo elettronico, nei confronti di un romano di 68 anni, pensionato, ex pugile dilettante, accusato di usura ed estorsione. I Carabinieri a seguito di una mirata attività investigativa, condotta tra dicembre 2012 e settembre 2013, a seguito delle denunce per usura ed estorsione, presentate da un commerciante ed un imprenditore, della zona della Magliana, hanno tracciato tutta l’attività condotta dal 68enne. In particolare i due denuncianti si erano rivolti all’uomo, nell’arco temporale tra il 2010 e il 2013, per avere delle somme di denaro, versate nel tempo, rispettivamente di 30mila e 50mila euro. Dopo il prestito i due sono stati oggetto negli anni di ripetute minacce, da parte dell’arrestato, che si faceva promettere e consegnare denaro a titolo di interesse usuraio, minacciandoli di ritorsioni in caso del mancato adempimento e riuscendo così a farsi consegnare nel primo caso in due anni 150mila euro, e nel secondo caso in 3 anni circa 400mila euro. L’attività investigativa dei militari è stata così concordata e avallata dal Tribunale di Roma che ha emesso il decreto restrittivo nei confronti del 68enne. I militari dopo aver rintracciato l’uomo nella propria abitazione gli hanno notificato il decreto e successivamente su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, gli hanno applicato il braccialetto elettronico e accompagnato presso la propria abitazione.

10 mar

“La cella liscia, storie di ordinaria ingiustizia” Libro-inchiesta di Arianna Giunti sul carcere

TORTURE E SOPRUSI. E’ POSSIBILE CHE NEI PENITENZIARI ITALIANI VENGANO CALPESTATI I DIRITTI PIU’ ELEMENTARI E LA DIGNITA’ DELLA PERSONA VENGA LASCIATA FUORI DAI CANCELLI? ALCUNE TESTIMONIANZE SEMBREREBBERO SUGGERIRE UNA SITUAZIONE SIMILE. UNA CRONISTA DI TALENTO CI GUIDA ALL’INTERNO DELLA STRUTTURA CARCERARIA E CE NE INDICA CONTRADDIZIONI E ZONE GRIGIE
La copertina del libro di Arianna GiuntiQuando la sperimenta per la prima volta, Carlo ha 28 anni. Dopo il litigio con una guardia carceraria lo rinchiudono lì dentro per intere ore, nudo e al buio, costretto a dormire tra i suoi stessi escrementi. Viene pestato a sangue, deriso e umiliato. Prima di farlo uscire, gli sussurrano all’orecchio una minaccia: “Prova a raccontare quello che hai visto e ti renderemo la vita impossibile”. Una sera confida alla mamma: “Non arriverò a compiere 30 anni”. Morirà dieci giorni prima del suo compleanno.

In gergo si chiama “la cella liscia”, perché è una cella completamente vuota, senza brande né sanitari. Senza appigli fisici o mentali. Si tratta di una punizione dal sapore medievale che ancora oggi, nel terzo millennio, resiste in molti penitenziari italiani. E’ lì che vengono confinati i detenuti che sgarrano, che non obbediscono agli ordini o che – semplicemente – sono colti da crisi isteriche o depressive.

Ne parlano sottovoce i carcerati, spaventati da possibili vendette. Carlo, Marcello, Mohammed, Andrea. Alcuni di loro sono ancora in vita, altri sono morti proprio durante la loro permanenza in cella. E se ne sono occupate le Procure di diverse cittĂ  d’Italia, arrivando in un caso persino alla condanna di quattro agenti della polizia penitenziaria in forza al carcere di Asti, in una sentenza storica che – senza tanti giri di parole – parla di “tortura”.

Nella foto, l’autrice del libro Arianna Giunti

Ora, per la prima volta, lo racconta anche un ebook, “La cella liscia – storie di ordinaria ingiustizia nelle carceri italiane” (edito da Informant  http://inform-ant.com/it/ebook/la-cella-liscia.-storie-di-ordinaria-ingiustizia-nelle-carceri-italiane) dove Arianna Giunti, giornalista d’inchiesta per il gruppo l’Espresso, documenta quotidiani abusi di potere nelle carceri italiane attraverso fatti noti e testimonianze inedite, restituendo al lettore un mondo dove i diritti umani vengono sistematicamente violati in spregio all’articolo 27 della nostra Costituzione, che prevede per il carcere un scopo molto più alto e nobile di quello punitivo: la rieducazione del detenuto.

Nell’ebook la cronista affronta inoltre alcune fra le tematiche meno conosciute e più drammatiche del pianeta carcere: la malasanità dietro le mura dei penitenziari, gli “uomini ombra” e la condanna perpetua dell’ergastolo ostativo e infine il difficile reinserimento sociale degli ex detenuti, marchiati a fuoco da un peccato originale.

Storie di uomini che hanno sbagliato, che hanno scontato la propria pena, ma ai quali viene negato anche il piĂą sacro dei diritti: la possibilitĂ  di riscatto.

4 mar

“Per sempre fedele”, un libro racconta il capitano Mario D’Aleo ucciso dalla mafia

IN UN ROMANZO SCRITTO DA VALENTINA RIGANO E DA MARCO D’ALEO L’IMPEGNO DELL’INVESTIGATORE ANTIMAFIA
Mario D’Aleo aveva 26 anni quando ha preso il posto del Capitano Emanuele Basile, ucciso in piazza a Monreale, con la figlia in braccio. Nonostante la giovane etĂ , il Capitano D’Aleo ha proseguito il cammino del suo predecessore, con coraggio e passione, quasi la sua fosse una missione. Il 13 giugno 1983 Ă© stato freddato in un agguato sotto casa della fidanzata, insieme al carabiniere Pietro Morici e all’Appuntato Giuseppe Bommarito. Un uomo solare, generoso, ma allo stesso tempo tenace e determinato. Questo diario è liberamente ispirato alla sua vita, come fosse lui a raccontare la sua storia. L’impronta lasciata da D’Aleo evidenzia una mafia che non vince, perchĂ© non riesce mai a seppellire la memoria di chi la combatte. Nei racconti di alcuni momenti significativi della sua vita, vi sono le parole di chi lo ha conosciuto e amato, unitamente alle sensazioni di un militare impegnato che, prima di tutto, è anche un figlio, un fratello, un fidanzato, un amico. Tante voci si fondono nel diario della sua vita, diventando un solo uomo.

Mercoledì 5 marzo alle 18.30 a palazzo Isimbardi a Milano ci sarà la presentazione ufficiale del romanzo-diario.
All’evento prenderanno parte inoltre il Presidente della Provincia di Milano Guido PodestĂ , il Sostituto Procuratore della Repubblica Salvatore Bellomo(autore della prefazione), i familiari del Capitano D’Aleo, dell’Appuntato Giuseppe Bommarito e del Capitano Emanuele Basile.

14 feb

Richiesta di rinvio a giudizio per Antonio Cangialosi per l’omicidio della piccola Matilda

E’ stata presentata richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di avere ucciso la piccola Matilda Borin il 3 luglio del 2005. Leggi il resto di questo articolo »

25 nov

“Sposa 16enne” contesa in un campo Rom Fermati 2 uomini per riduzione in schiavitĂą

All’inizio sembrava una lite tra esponenti nomadi di diverse etnie come avvolte può capitare, ma quando i Carabinieri della Tenenza di Ciampino sono intervenuti hanno capito che le due fazioni, una di origine serba e l’altra di origine macedone, stavano litigando per una ragazzina. Si tratta di una sedicenne, di origine macedone, domiciliata nel campo di Ciampino e che già tre anni fa era “andata in sposa” ad un ragazzo del campo di Castel Romano, di origini serbe, di due anni più grande di lei secondo un accordo stipulato tra le famiglie.

Ma ora la ragazzina voleva rompere quel patto e voleva rientrare nella sua famiglia di origine. Questo “inaccettabile” ripensamento ha fatto accendere la lite di ieri visto che “il marito” ed il suocero non ci stavano proprio a “perderla” ed erano andati a riprendersela. I Carabinieri intervenuti, dopo aver placato gli animi hanno ricostruito la vicenda ed hanno accertato che la famiglia acquisita, costringeva la minore a rubare nella Capitale a bordo dei mezzi pubblici o nelle vie del centro di Roma, con guadagni molto alti che però doveva consegnare alla famiglia del marito.

Insomma la ragazzina, ipotizzano i Carabinieri, era in uno stato di soggezione continuativa, costringendola  a rubare, sfruttandola, considerandola un oggetto di loro proprietà. Per questo motivo i Carabinieri della Tenenza di Ciampino hanno sottoposto a fermo di p.g. i due uomini per riduzione in schiavitù ed hanno accompagnato la ragazza in una comunità di accoglienza su disposizione del Tribunale per i Minorenni.