12 giu

Gallarate, butta la sua fidanzata dalla finestra La polizia lo arresta per tentato omicidio

L’ha buttata giĂą dalla finestra dopo una scenata di gelosia. Lei è entrata in coma e dopo tre settimane lo ha incastrato. Un uomo, Marco Maria Lenzi, è stato arrestato dagli uomini del Commissariato di Gallarate (Varese) per tentato omicidio aggravato della fidanzata, Raffaella Scialpi. Il fatto è avvenuto il 10 aprile scorso. La giovane è precipitata per 5 piani ed è miracolosamente sopravvissuta, entrando in coma. La donna, totalmente sottomessa psicologicamente al suo aguzzino, non ha collaborato con gli agenti coordinati dal dott. Gianluca Dalfino, dirigente del Commissariato gallaratese.

Il dirigente del Commissariato di Gallarate, Gianluca Dalfino

Il dirigente del Commissariato di Gallarate, Gianluca Dalfino

Ma i forti sospetti degli investigatori li hanno portati a registrare le conversazioni tra i due. Sia quelle in ospedale che quelle telefoniche. E proprio da queste sono arrivati gli elementi indispensabili per far scattare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

L’indagine va avanti. L’uomo arrestato si difende sostenendo di essere stato solo presente alla caduta, ma di non essere stato lui a provocarla. La vittima, tra ammissioni e amnesie, è ancora ricoverata in stato di choc.

5 giu

Usavano mogli come ostaggi nelle rapine Carabinieri Abbiategrasso smantellano banda

Si facevano prendere in ostaggio, poi, per rallentare la richiesta di aiuto alle forze dell’ordine fingevano malori. Erano moglie e fidanzate dei rapinatori e ogni colpo veniva fatto con la loro complicitĂ , per un totale di 31 rapine e 100 mila euro di bottino. I carabinieri della compagnia di Abbiategrasso, nel Milanese, coordinati dal capitano Antonio Bagarolo, li hanno catturati. i banditi erano 6 e si comportavano come attori consumati. Le immagini che vedete a corredo dell’articolo sono servite agli investigatori per sgominare la banda. Leggi il resto di questo articolo »

3 giu

Bicentenario dell’Arma, su autoradio e motociclette l’adesivo commemorativo

L’adesivo commemorativo dei 200 anni dell’Arma dei carabinieri


Un adesivo su auto e moto dei carabinieri per celebrare i due secoli di storia della Benemerita. Dal primo giugno di quest’anno fino al 31 dicembre sarĂ  sui mezzi utilizzati dai militari dell’Arma per la sicurezza dei cittadini. Milano, come in tutta Italia l’iniziativa è stato presentata alla stampa.

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14 mag

L’altruismo di Cap. Ultimo e dei suoi volontari In un libro la seconda vita dell’eroe antimafia

IN LIBRERIA IL VOLUME SCRITTO DALLA GIORNALISTA ANGELA ROSSI
LIBROULTIMOCapitano Ultimo? L’ufficiale dei carabinieri che, nel 1993,  arrestò Totò Riina con la sua squadra di “ soldati straccioni”: Vikingo, Barbaro, Omar, Ombra,  Arciere … E’ conosciuto soprattutto per questo e per le sue indagini ma, oggi, la sua vita oltrechĂ© dedicata all’Arma è spesa per i poveri ed i dimenticati. Questa nuova vita è raccontata in una lunga intervista diventata libro uscito lo scorso 30 aprile per i  tipi della Intento (17,50 euro 140 pagine) e scritto dalla giornalista Angela Rossi. Da anni Ultimo, è accanto a coloro che hanno bisogno, che non hanno niente. Ha realizzato la tenuta di via della Mistica, dove il venerdì sera, dopo la Messa si distribuisce il pane a chi ha fame, quella vera. Leggi il resto di questo articolo »

11 apr

Roma-Magliana, ex pugile ed usuraio arrestato dai carabinieri di Roma

carabinieriI Carabinieri della Stazione Roma Villa Bonelli hanno eseguito questa mattina un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari con applicazione dello strumento di controllo elettronico, nei confronti di un romano di 68 anni, pensionato, ex pugile dilettante, accusato di usura ed estorsione. I Carabinieri a seguito di una mirata attività investigativa, condotta tra dicembre 2012 e settembre 2013, a seguito delle denunce per usura ed estorsione, presentate da un commerciante ed un imprenditore, della zona della Magliana, hanno tracciato tutta l’attività condotta dal 68enne. In particolare i due denuncianti si erano rivolti all’uomo, nell’arco temporale tra il 2010 e il 2013, per avere delle somme di denaro, versate nel tempo, rispettivamente di 30mila e 50mila euro. Dopo il prestito i due sono stati oggetto negli anni di ripetute minacce, da parte dell’arrestato, che si faceva promettere e consegnare denaro a titolo di interesse usuraio, minacciandoli di ritorsioni in caso del mancato adempimento e riuscendo così a farsi consegnare nel primo caso in due anni 150mila euro, e nel secondo caso in 3 anni circa 400mila euro. L’attività investigativa dei militari è stata così concordata e avallata dal Tribunale di Roma che ha emesso il decreto restrittivo nei confronti del 68enne. I militari dopo aver rintracciato l’uomo nella propria abitazione gli hanno notificato il decreto e successivamente su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, gli hanno applicato il braccialetto elettronico e accompagnato presso la propria abitazione.

10 mar

“La cella liscia, storie di ordinaria ingiustizia” Libro-inchiesta di Arianna Giunti sul carcere

TORTURE E SOPRUSI. E’ POSSIBILE CHE NEI PENITENZIARI ITALIANI VENGANO CALPESTATI I DIRITTI PIU’ ELEMENTARI E LA DIGNITA’ DELLA PERSONA VENGA LASCIATA FUORI DAI CANCELLI? ALCUNE TESTIMONIANZE SEMBREREBBERO SUGGERIRE UNA SITUAZIONE SIMILE. UNA CRONISTA DI TALENTO CI GUIDA ALL’INTERNO DELLA STRUTTURA CARCERARIA E CE NE INDICA CONTRADDIZIONI E ZONE GRIGIE
La copertina del libro di Arianna GiuntiQuando la sperimenta per la prima volta, Carlo ha 28 anni. Dopo il litigio con una guardia carceraria lo rinchiudono lì dentro per intere ore, nudo e al buio, costretto a dormire tra i suoi stessi escrementi. Viene pestato a sangue, deriso e umiliato. Prima di farlo uscire, gli sussurrano all’orecchio una minaccia: “Prova a raccontare quello che hai visto e ti renderemo la vita impossibile”. Una sera confida alla mamma: “Non arriverò a compiere 30 anni”. Morirà dieci giorni prima del suo compleanno.

In gergo si chiama “la cella liscia”, perché è una cella completamente vuota, senza brande né sanitari. Senza appigli fisici o mentali. Si tratta di una punizione dal sapore medievale che ancora oggi, nel terzo millennio, resiste in molti penitenziari italiani. E’ lì che vengono confinati i detenuti che sgarrano, che non obbediscono agli ordini o che – semplicemente – sono colti da crisi isteriche o depressive.

Ne parlano sottovoce i carcerati, spaventati da possibili vendette. Carlo, Marcello, Mohammed, Andrea. Alcuni di loro sono ancora in vita, altri sono morti proprio durante la loro permanenza in cella. E se ne sono occupate le Procure di diverse cittĂ  d’Italia, arrivando in un caso persino alla condanna di quattro agenti della polizia penitenziaria in forza al carcere di Asti, in una sentenza storica che – senza tanti giri di parole – parla di “tortura”.

Nella foto, l’autrice del libro Arianna Giunti

Ora, per la prima volta, lo racconta anche un ebook, “La cella liscia – storie di ordinaria ingiustizia nelle carceri italiane” (edito da Informant  http://inform-ant.com/it/ebook/la-cella-liscia.-storie-di-ordinaria-ingiustizia-nelle-carceri-italiane) dove Arianna Giunti, giornalista d’inchiesta per il gruppo l’Espresso, documenta quotidiani abusi di potere nelle carceri italiane attraverso fatti noti e testimonianze inedite, restituendo al lettore un mondo dove i diritti umani vengono sistematicamente violati in spregio all’articolo 27 della nostra Costituzione, che prevede per il carcere un scopo molto più alto e nobile di quello punitivo: la rieducazione del detenuto.

Nell’ebook la cronista affronta inoltre alcune fra le tematiche meno conosciute e più drammatiche del pianeta carcere: la malasanità dietro le mura dei penitenziari, gli “uomini ombra” e la condanna perpetua dell’ergastolo ostativo e infine il difficile reinserimento sociale degli ex detenuti, marchiati a fuoco da un peccato originale.

Storie di uomini che hanno sbagliato, che hanno scontato la propria pena, ma ai quali viene negato anche il piĂą sacro dei diritti: la possibilitĂ  di riscatto.

4 mar

“Per sempre fedele”, un libro racconta il capitano Mario D’Aleo ucciso dalla mafia

IN UN ROMANZO SCRITTO DA VALENTINA RIGANO E DA MARCO D’ALEO L’IMPEGNO DELL’INVESTIGATORE ANTIMAFIA
Mario D’Aleo aveva 26 anni quando ha preso il posto del Capitano Emanuele Basile, ucciso in piazza a Monreale, con la figlia in braccio. Nonostante la giovane etĂ , il Capitano D’Aleo ha proseguito il cammino del suo predecessore, con coraggio e passione, quasi la sua fosse una missione. Il 13 giugno 1983 Ă© stato freddato in un agguato sotto casa della fidanzata, insieme al carabiniere Pietro Morici e all’Appuntato Giuseppe Bommarito. Un uomo solare, generoso, ma allo stesso tempo tenace e determinato. Questo diario è liberamente ispirato alla sua vita, come fosse lui a raccontare la sua storia. L’impronta lasciata da D’Aleo evidenzia una mafia che non vince, perchĂ© non riesce mai a seppellire la memoria di chi la combatte. Nei racconti di alcuni momenti significativi della sua vita, vi sono le parole di chi lo ha conosciuto e amato, unitamente alle sensazioni di un militare impegnato che, prima di tutto, è anche un figlio, un fratello, un fidanzato, un amico. Tante voci si fondono nel diario della sua vita, diventando un solo uomo.

Mercoledì 5 marzo alle 18.30 a palazzo Isimbardi a Milano ci sarà la presentazione ufficiale del romanzo-diario.
All’evento prenderanno parte inoltre il Presidente della Provincia di Milano Guido PodestĂ , il Sostituto Procuratore della Repubblica Salvatore Bellomo(autore della prefazione), i familiari del Capitano D’Aleo, dell’Appuntato Giuseppe Bommarito e del Capitano Emanuele Basile.

14 feb

Richiesta di rinvio a giudizio per Antonio Cangialosi per l’omicidio della piccola Matilda

E’ stata presentata richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di avere ucciso la piccola Matilda Borin il 3 luglio del 2005. Leggi il resto di questo articolo »

25 nov

“Sposa 16enne” contesa in un campo Rom Fermati 2 uomini per riduzione in schiavitĂą

All’inizio sembrava una lite tra esponenti nomadi di diverse etnie come avvolte può capitare, ma quando i Carabinieri della Tenenza di Ciampino sono intervenuti hanno capito che le due fazioni, una di origine serba e l’altra di origine macedone, stavano litigando per una ragazzina. Si tratta di una sedicenne, di origine macedone, domiciliata nel campo di Ciampino e che già tre anni fa era “andata in sposa” ad un ragazzo del campo di Castel Romano, di origini serbe, di due anni più grande di lei secondo un accordo stipulato tra le famiglie.

Ma ora la ragazzina voleva rompere quel patto e voleva rientrare nella sua famiglia di origine. Questo “inaccettabile” ripensamento ha fatto accendere la lite di ieri visto che “il marito” ed il suocero non ci stavano proprio a “perderla” ed erano andati a riprendersela. I Carabinieri intervenuti, dopo aver placato gli animi hanno ricostruito la vicenda ed hanno accertato che la famiglia acquisita, costringeva la minore a rubare nella Capitale a bordo dei mezzi pubblici o nelle vie del centro di Roma, con guadagni molto alti che però doveva consegnare alla famiglia del marito.

Insomma la ragazzina, ipotizzano i Carabinieri, era in uno stato di soggezione continuativa, costringendola  a rubare, sfruttandola, considerandola un oggetto di loro proprietà. Per questo motivo i Carabinieri della Tenenza di Ciampino hanno sottoposto a fermo di p.g. i due uomini per riduzione in schiavitù ed hanno accompagnato la ragazza in una comunità di accoglienza su disposizione del Tribunale per i Minorenni.

 

8 nov

Incidente Milano, ipotesi delle corse in città Gli amici di Sara: è bella e solare, ce la farà


LA POLIZIA LOCALE CERCA DI CAPIRE SE SI TRATTI DI UNA CORSA CLANDESTINA. L’AUTO DI LUCA E SARA TRAVOLTA PER CASO 

E’ ancora in un letto d’ospedale. Non è piĂą in pericolo di vita, ma le sue condizioni sono molto gravi e la prognosi è riservata. Sara Zatti, 19 anni compiuto da poco piĂą di un mese, padre tedesco e madre italiana è ricoverata all’ospedale Niguarda di Milano, dopo l’incidente in auto in cui è morto il suo amico Luca Rebuzzi, 46 anni, odontotecnico. Stavano tornando a casa, dopo una serata tra amici. Lunedì 4 novembre, erano le 3.44, stavano attraversando un incrocio. Via Galvani, angolo via Melchiorre Gioia. All’improvviso l’impatto. Due auto, una Bmw e una Passat cercano di frenare, ma la velocitĂ  probabilmente è sostenuta e lo schianto diventa inevitabile. Una delle due auto, la Bmw centra la Panda su cui viaggiano Luca e Sara, l’altra auto la Passat, finisce contro un’edicola e la sposta di un metro, tale è la violenza dello scontro. Leggi il resto di questo articolo »