7 feb

Rapinato rincorre aggressore e lo fa arrestare Gli aveva strappato la catenina dal collo

Un italiano rapinato in strada ha rincorso il suo aggressore, lo ha bloccato e lo ha fatto arrestare dai carabinieri. E’ successo verso le 3 della notte scorsa in via de’ Pucci a Firenze. L’arrestato è un francese di origine marocchina di 31 anni. Alcuni agenti di pattuglia hanno notato una lite fra tre persone e sono intervenuti. Ricostruita dalla polizia la vicenda, è emerso che il francese aveva strappato dal collo una catena d’oro all’italiano e che poi lo ha rincorso e raggiunto. Il francese per difendere il bottino ha esibito, con minaccia, una bottiglia rotta, quindi c’è stata una colluttazione con spinte e gridi. A dare manforte al rapinato è arrivato anche un amico. Nel frattempo la scena è stata notata dai militari, che sono intervenuti interrompendo lo scontro e arrestando il rapinatore.

29 gen

Mastrangelo lascia la Polizia Locale di Milano DirigerĂ  una societĂ  internazionale


L’INVESTIGATORE CHE SI E’ DISTINTO NEL COORDINAMENTO DELLA SICUREZZA DELL’EXPO MILANESE E’ STATO CHIAMATO AD OPERARE NEL PRIVATO: “LASCIO, MA IL MIO CUORE RESTA VICINO AI MIEI AMATI GHISA”

Il comandante Tullio Mastrangelo

Il comandante Tullio Mastrangelo

Lascia poco prima della fine del suo contratto perchĂ© corteggiato da tempo da numerose aziende operanti nel mondo della sicurezza. Il Comandante Tullio Mastrangelo ha dato le dimissioni da vertice della Polizia Locale milanese, i “ghisa” come vengono chiamati affettuosamente gli agenti che si occupano della sicurezza dei milanesi. Eravamo abituati a vederlo in prima linea durante i fatti piĂą delicati che hanno colpito la nostra cittĂ . Laddove era necessaria la presenza dei suoi uomini, lui era sempre presente. Solo per citare gli ultimi episodi, le devastazioni del Primo Maggio, ma soprattutto, i difficili sei mesi di Expo, l’esposizione internazionale a rischio attentati. Proprio in quest’ultima circostanza Mastrangelo ha messo in evidenza il corpo di polizia da lui diretto e dimostrato come le cose possano funzionare bene, se ben governate. Fu suo il coordinamento nelle indagini nel caso del delitto di un suo agente, Nicolò Savarino, ucciso da un criminale minorenne in fuga a bordo di una macchina. La delicata indagine fu  condotta dal nucleo di investigazioni potenziato dal comandante Mastrangelo. In poche ore si arrivò all’identificazione e all’arresto del responsabile. Solo lunedì scorso il comandante Mastrangelo ha incontrato in un seminario alla Regione Lombardia i giornalisti. Tema dell’incontro, “Rapporti tra forze dell’Ordine e Stampa”. Il comandante, relatore assieme al Comandante dei carabinieri Canio Giuseppe La Gala, il Questore di Milano, Luigi Savina, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, Paolo Kalenda, ha spiegato come la Polizia Locale milanese ha gestito i rapporti con la stampa.
Ora questo prestigioso incarico che vede Mastrangelo impegnato in una nuova scommessa. Da lunedì sarà sostituito da Antonio Barbato che lui stesso ha voluto come suo vicecomandante e che ha indicato al sindaco Giuliano Pisapia come sostituto.

CHI E’ TULLIO MASTRANGELO
Tullio Mastrangelo, dal 2006 ad oggi ha ricoperto l’incarico di Direttore del Settore Sicurezza Urbana  e contestualmente dal 2009 è stato Comandante della Polizia Locale di Milano.
Ha assunto il ruolo di Coordinatore del Comitato “AccessibilitĂ  e Mobilità  per Expo 2015”, su nomina del Commissario di Governo Giuseppe Sala ( dal 30 giugno 2014 ad oggi ). Membro del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, si è occupato in questi anni di contribuire alla tutela dell’ordine sociale, coordinando i servizi del Corpo con quelli delle Forze di Polizia e della Protezione Civile. Inoltre ha diretto il Corpo della Polizia Locale con azioni finalizzate al presidio e al controllo del territorio, alla difesa dei cittadini e della legalitĂ , coordinando le attivitĂ  proprie dei comandi di Zona, dei Vigili di Quartiere, dei vari servizi e unitĂ  specialistiche e    nelle numerose manifestazioni ed eventi che hanno interessato la cittĂ  in questi anni. Solo per citarne alcuni, oltre a Expo 2015, il semestre europeo   ASEM (2014)   e la visita del Papa a Milano nel giugno del 2012.
Tullio Mastrangelo lavorerà presso la società United Risk Management, che si occupa di sicurezza urbana,  in qualità di Presidente.

25 gen

Forze dell’Ordine-Stampa insieme a Milano: “Ecco come informare meglio il cittadino”

Forze dell'Ordine-Giornalisti: comunicare insieme

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Foto Moira Perruso/UNCI

IL QUESTORE SAVINA : “STAMPA FONDAMENTALE”. IL COLONNELLO CANIO LA GALA: “INFORMARE PER FORMARE. FARE SENZA DIRE DI AVER FATTO EQUIVALE A NON FARE”

Il diritto di informare da parte dei giornalisti e quello alla riservatezza da parte delle forze dell’ordine e delle istituzioni, sono stati al centro di un convegno «La comunicazione nei fatti di cronaca:linee guida delle istituzioni, diritto e dovere di informare», a Palazzo Pirelli a Milano, cui hanno partecipato, tra gli altri, il Questore di Milano, Luigi Savina, il comandante provinciale dei carabinieri, Canio Giuseppe La Gala, quello della Gdf, Paolo Kalenda, e il comandante della polizia locale Tullio Mastrangelo. 
L’incontro, organizzato dagli inviati Enrico Fedocci e Davide Loreti e dalla Struttura stampa del Consiglio regionale della Lombardia, nelle persone di Aurelio Biassoni e Paolo Costa, è stato sostenuto e promosso dall’Unci lombardo e dall’Odg, che si sono confrontati con i principali addetti stampa e responsabili delle relazioni esterne delle istituzioni che sovraintendono la pubblica sicurezza e il soccorso.

Nel corso del dibattito è emersa, sempre piĂą forte, la necessitĂ  di incrementare i rapporti tra organi di informazione e forze dell’ordine, consolidando quel rapporto di fiducia reciproca, pur sempre nel rispetto dei ruoli, per garantire una corretta informazione senza però interferire nelle indagini e nella privacy di tutti i soggetti interessati. «Noi siamo dell’idea -ha sottolineato il Questore Savina- che il diritto di informare debba passare dalla stampa in generale. Come dovere, noi abbiamo quello di informare i cittadini che, a loro volta, hanno il diritto di essere informati. Ci sono però reati -ha spiegato- che vengono presi in carico dalla magistratura, che diventa titolare del procedimento, e dei quali non si possono piĂą fornire ulteriori informazioni». Per il colonnello La Gala, comandante provinciale dei carabinieri, «fare senza dire di aver fatto, molte volte equivale a non aver fatto nulla. Per questo -ha sottolineato- va esercitata tutta quella professionalita’ mediatica da parte delle forze dell’ordine e dei giornalisti al servizio dei cittadini.

L’esercizio del diritto di cronaca -ha ricordato- si basa su tre principi: l’utilita’ sociale dell’informazione, la ricerca della verita’, l’esposizione dei fatti senza eccedere». «Dare una notizia -ha aggiunto il comandante provinciale dei carabinieri- significa fornire alla collettivita’ un segnale tangibile del lavoro delle forze dell’ordine sul territorio a difesa della collettivita’. Inoltre, far sapere quello che si fa -ha spiegato- aumenta la fiducia da parte dei cittadini nei nostri confronti, incentiva il personale che viene per questo gratificato e costituisce un deterrente per la criminalita’». Il moderatore del dibattito Enrico Fedocci ha fatto notare come spesso le conferenze stampa, fissate in tarda mattinata, penalizzino fortemente i telegiornali e come le stesse, dove possibile, siano anticipate alle 10. Osservazione che ha trovato disponibilitĂ  da parte dei vertici delle forze di polizia presenti.

30 dic

Carabinieri di Milano, 5500 arrestati nel 2015 Col. Canio La Gala illustra i risultati ottenuti

1115mila chiamate ricevute al numero di emergenza, 26670 interventi, 5500 persone arrestate, quasi 100mila servizi di pattuglia, senza contare gli oltre 7mila servizi di carabiniere di quartiree. L’arma del Comando Provinciale di Milano, una delle metropoli piĂą difficili del Paese si racconta attrvarso i numeri del 2015. Il Colonnello Canio La Gala, comandante provinciale dei carabinieri del capoluogo lombardo piĂą che le parole vuole i fatti e, con grafiche alla mano, dĂ  conto del lavoro dei suoi uomini. Furti in appartamento, aggressioni per strada, violenza sulle donne, truffe agli anziani. Ogni singolo reato viene attentamente valutato e punito. – 18,2 per cento di rapine commesse e una diminuzione pari all’11 per cento dei furti in abitazione. Leggi il resto di questo articolo »

23 nov

Arsa viva perchĂ© voleva vivere all’occidentale Il silenzio dei media davanti alla sua tragedia

di Enrico Fedocci

Questa bella e brava ragazza indiana, proprio in queste ore, è ricoverata al Centro Grandi ustionati di Genova dopo che quel campione del marito le avrebbe cosparso viso e corpo con una sostanza infiammabile, diavolina liquida, per poi darle fuoco. Almeno è quanto sostengono i carabinieri e decine di testimoni che hanno soccorso la ragazza e visto il marito accanirsi su di lei. Mi sarei aspettato di vedere piĂą di una troupe oggi a Dello, provincia di Brescia, invece eravamo quattro giornalisti in croce. Questione di prioritĂ , si è detto. Lo scenario internazionale ruba spazio in scaletta e sui giornali. Io so solo che sono andato a casa del fratello della giovane, 26 anni e due figli che hanno visto tutto ciò che è accaduto alla loro mamma. Io so solo che il fratello aveva il nodo in gola, mentre parlava di lei. Orgoglioso mi ha mostrato il diploma di ragioneria conquistato – lei straniera – con grande fatica. Un diploma che il padre conserva incorniciato in casa. Segno di integrazione e degli sforzi fatti dal padre e dal fratello per far studiare le piccole di casa, lei e una sorella. Io so solo che – ci sarĂ  pure lo scenario internazionale che non va dimenticato – ma io oggi non riesco a pensare ad altro che a lei, sfregiata perchĂ© voleva vivere secondo i costumi del Paese che l’ha accolta. Ahh, questa bella e brava ragazza si chiama Parvinder, un nome non facile che io non dimenticherò.

IL SERVIZIO ANDATO IN ONDA NEI TG MEDIASET

12 ott

Droga a scuola, pugno duro dei CC Sanremo In manette tre nordafricani e 5 denunciati

I Carabinieri della Compagnia di Sanremo, nel fine settimana, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale del Riesame di Genova nei confronti di tre magrebini che, insieme ad altri cinque cittadini extracomunitari, avevano creato una vera e propria rete di spaccio operante davanti le scuole a Sanremo.
Oltre ai tre individui arrestati, facevano parte di tale “organizzazione criminale” dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti (soprattutto hashish ma anche eroina) cinque soggetti, tutti magrebini, tre dei quali destinatari a loro volta di ordinanza cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Leggi il resto di questo articolo »

17 set

Dalla Chiesa, monumento è di nuovo in ordine Via degrado e scooter dopo nostra denuncia

di Enrico Fedocci
I lavori sono stati ultimati, i parcheggi dei motorini spostati altrove, l’aiuola illuminata a dovere. Dopo la denuncia di Cronaca Criminale/Tgcom24  dello scorso novembre la lapide dedicata dai milanesi al generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, eroe antimafia ucciso a Palermo, è tornata a far bella mostra di sè. Leggi il resto di questo articolo »

8 set

Yara, Chiara e Meredith, ecco i gialli italiani Sul banco degli imputati ora c’è la giustizia

di Enrico Fedocci
Indagini improvvisate, condotte con imperizia, cercando di proporre – e alla svelta – un colpevole all’opinione pubblica. Un colpevole a cui attribuire indizi e prove.
La Cassazione spiega i motivi per cui ha deciso di assolvere Amanda Knox e Raffaele Sollecito dall’accusa di avere ucciso Meredith Kercher e nelle motivazioni punta il dito su chi ha condotto le indagini. Nessun elemento, hanno scritto i magistrati, inchioda i due imputati alla scena del crimine. Nessun elemento evidenzia un possibile movente. Leggi il resto di questo articolo »

4 set

Sanremo, trovata maxi serra di marijuana Carabinieri arrestano tre uomini del posto

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I TRE CRIMINALI, UN 54ENNE, UN 43ENNE E UN 31ENNE, ERANO TUTTI RESIDENTI NELLA CITTĂ€ DEI FIORI. PUGNO DURO DELL’ARMA CONTRO I TRAFFICANTI

Avevano allestito una serra a coltivazione di marijuana, in una zona collinare difficile da raggiungere nella localitĂ  Codirodi a Sanremo ma i loro movimenti non sono sfuggiti ai Carabinieri delle Compagnie di Sanremo e Bordighera.
Non c’erano dunque coltivati fiori nella serra, che fino a pochi anni fa era piena di rose, ma centinaia di piante di marijuana (già pronte per essere tagliate).
L’operazione è scattata alle prime ore dell’alba alla frazione Coldirodi di Sanremo. Nel corso della stessa sono finiti in manette tre uomini ed è stata sequestrata una serra contente circa duemila piante di cannabis indica giĂ  cresciute e pronte ormai per il raccolto. Leggi il resto di questo articolo »

24 ago

Brembate, Don Corinno lascia la parrocchia “Così l’ho conosciuto durante il caso Yara”

I GIORNALISTI DOVREBBERO ESSERE COME I MEDICI: NON FARSI COINVOLGERE EMOTIVAMENTE DALLE STORIE CHE RACCONTANO. COSI, PER ME, NON E’ STATO NEL CASO DELLA MORTE DI YARA. HO PERSO UN MINIMO DI LUCIDITA’ E DISTACCO DAL FATTO DI CUI ERO CRONISTA. MA QUASI CINQUE ANNI A BREMBATE MI HANNO INSEGNATO TANTO DA UN PUNTO DI VISTA PERSONALE. E MI HANNO FATTO CRESCERE ATTRAVERSO IL CONFRONTO CON PERSONE STRAORDINARIE COME DON CORINNO SCOTTI

Il parroco di Brembate, Don Corinno

Il parroco di Brembate, Don Corinno Scotti

di Enrico Fedocci
Un pastore che ha saputo condurre il suo gregge in un momento drammatico, la morte di Yara Gambirasio. Don Corinno Scotti, sacerdote nella piccola comunitĂ  di Brembate Sopra, lascia la guida della parrocchia che per 13 anni anni ha amato. Capelli bianchi e folti, poco incline alle smancerie, ha fatto della sostanza una cifra distintiva nel suo essere vicino alla gente, ai bisognosi, a coloro che si sono smarriti. E proprio la gente di qui, di questo paese della Bergamasca, il 26 novembre del 2010 si è smarrita, confusa, scossa, turbata, raggelata dalla scomparsa di una bimba, conosciuta ed apprezzata da tutti. Rapita ed uccisa da chi, ancor piĂą, aveva perso la strada dell’amore verso il prossimo e verso se stesso.
Quando arrivai a Brembate, poco dopo il delitto, quest’uomo sicuro di sé, gentile con tutti, ma schivo nei confronti di telecamere e giornalisti, mi era poco simpatico. Il suo atteggiamento mi suggeriva supponenza, scortesia. Nulla di più sbagliato. E’ stato un giorno dello scorso anno che ho capito che le mie erano valutazioni errate.

Il presunto assassino, Massimo Giuseppe Bossetti, era stato arrestato da pochi giorni. Volevo intervistare Don Corinno Scotti. Lasciai il cameraman fuori dalla chiesa, entrai e trovai Don Corinno  – come era sua abitudine – seduto sulla seconda panca davanti all’altare. Pensieroso, intento nelle sue preghiere. Pensavo non mi rispondesse, come tutte le altre volte quando ero arrivato con il microfono in mano e l’operatore dietro di me pronto a riprendere. No, questa volta, no. Appena mi vide fece cenno di sedermi, accennando un sorriso. Spostò il breviario che era sulla panca accanto a lui e mi fece posto.
Ero entrato per chiedergli una intervista, ma la sua concentrazione, il suo dedicarsi alle Sacre Scritture, colpì me così poco incline alla preghiera. Appena seduto non ricordavo piĂą che cosa avrei dovuto chiedergli. Un attimo di esitazione, poi, abbandonando l’idea dell’intervista, gli dissi: “Don Corinno, sono venuto per lavoro, ma – giĂ  che sono qui – vorrei chiederle un’altra cosa, vorrei condividere con lei alcune considerazioni che ho fatto in questi giorni”.

E in quei giorni a colpirmi – erano passati quasi 4 anni dalla morte di Yara – non era il dolore della famiglia della 13enne, che giĂ  conoscevo bene e su cui avevo riflettuto molto,  ma l’apparente normalitĂ  di Bossetti, del suo mondo. Mi domandavo e ridomandavo come fosse possibile che un uomo con una bella famiglia, tre figli piccoli, una moglie, potesse commettere un delitto del genere, sempre che sia stato lui ad uccidere come sostengono gli inquirenti. Aggiunsi: “Se un uomo che ha tutto, affetti, futuro familiare, gioie, fa una cosa del genere… cosa devo pensare? Come è possibile? Io non ci capisco piĂą niente”.
Parlammo a lungo io e Don Corinno quel pomeriggio, sfiorando momenti di grande commozione.

Gli confidai della mia difficoltĂ  di cronista di immergermi ancora in storie drammatiche e di raccontare, oltre ai fatti, il dolore dei protagonisti. Anche i medici, come i cronisti, devono cercare di non lasciarsi fagocitare dal dramma di cui si occupano. E noi siamo così, siamo come dei medici: necessario riferire ciò che accade nel Paese, soprattutto quando accadono le cose brutte, perchĂ© si abbia un termometro di cosa avviene ed intervenire, come popolo civile, laddove si può. Solo durante il fascismo c’era il divieto di parlare di cronaca nera e così il Ministero della Cultura Popolare censurava, perchĂ© bisognava dire che tutto andava bene.
Così l’informazione è una necessitĂ . A volte fastidiosa, soprattutto per le vittime di casi di cronaca nera e le loro famiglie. Un “male” necessario, direi piuttosto. Per restare lucidi ed obiettivi rispetto ai fatti bisogna non lasciarsi coinvolgere. Non è cinismo il nostro, è istinto di sopravvivenza ed esigenza di rimanere al di sopra delle parti.

Nel caso della storia di Yara non sempre sono riuscito ad essere distaccato. Era inevitabile. Per quattro anni ho vissuto gomito a gomito con un’intera comunitĂ . Vedendo – anche se da lontano –  il dolore della famiglia, della madre, dei fratelli della ragazzina. Ad un certo punto, subito dopo il ritrovamento del corpo, ho cominciato a  sentire quel dolore anche un po’ mio: Yara diventava poco alla volta mia sorella, mia figlia, la bambina del piano di sotto. Insomma, qualcuno di familiare.

Quel giugno 2014, il ritorno a Brembate dopo l’arresto di un sospetto mi ha riproposto gli stessi interrogativi di tre anni prima. Ma in questa storia assurda, a quel punto, al dolore dei familiari della ginnasta, si univa quello di un’altra famiglia con figli troppo piccoli per capire ed elaborare. Altre persone incolpevoli si trovavano catapultate in un dramma.

Don Corinno e Papa Francesco celebrano la messa

Don Corinno e Papa Francesco celebrano la messa

Ed è stato in quella occasione che Don Corinno, dopo avermi scansato e driblato per anni nella mia veste di giornalista, ha aiutato l’uomo che si spogliava dei panni professionali  a mettere a fuoco questioni che non hanno risposta.
E’ per questo che domenica, nel giorno della sua ultima messa in quella comunità, ho deciso di andare a salutare Don Corinno. La chiesa era gremita, gioiosa, riconoscente ad un uomo che, dopo aver fatto per anni il missionario in Ecuador, si è trovato a gestire emergenze spirituali ancor più grosse nella piccola e tranquilla Brembate. L’emergenza di una cittadina che si sentiva smarrita davanti a qualcosa di incomprensibile come il delitto di una bambina. Uccisa, se fosse confermata l’accusa, da uno di loro, da una persona cresciuta in quelle strade.
E domenica, mentre ero seduto tra quelle panche con gli altri parrocchiani, mi sono sentito orgogliosamente uno di loro che salutava il proprio pastore.

Don Corinno dall’altare questa volta non ha parlato di Yara, nonostante in chiesa ci fosse la madre. E forse non lo ha fatto volutamente. Non c’era bisogno di nominarla. I suoi occhi, gli occhi di Don Corinno,  parlavano di lei e i parrocchiani lo hanno capito perfettamente. La malinconia per quella bimba sottratta all’ovile si legge perfettamente nello sguardo di questo sacerdote missionario. In ogni momento. Anche quando sorride e si rivolge ai bambini del catechismo, contento di vederli lì – almeno loro, se non Yara – in chiesa, gioiosi ed accuditi dalla comunitĂ  e dalle loro famiglie.

Lo hanno ringraziato i suoi fedeli, in maniera molto eloquente. Io lo voglio salutare scrivendo queste poche (o tante!) righe. Perché se è vero che la storia di Yara ha cambiato il mio modo di essere cronista, Don Corinno, con le sue parole mai banali, sempre di speranza, con il suo esempio, ha cambiato il mio modo di essere uomo.  E di questo lo ringrazio. Ripromettendomi di continuare a vederlo anche quando sarà al Santuario della Madonna di Levate dove andrà per dedicarsi a se stesso e alla preghiera. Che poi, in fondo, è la stessa cosa.

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