6 Giu

Medaglia d’Argento a due valorosi carabinieri Salvarono una ragazza dalle fiamme dell’auto

Il Brigadiere Capo Danilo Certini durante la consegna della medaglia con la moglie e i figli


 

di Enrico Fedocci
Decorati con la medaglia d’argento al valor civile per aver salvato una ragazza dalle fiamme e aver tentato di estrarne altre tre dall’auto che stava per esplodere.
Sono passati 30 anni ma nessuno ha mai dimenticato quei due carabinieri, Danilo Certini e Domenico Amenduni, per il coraggio dimostrato il 25 maggio 1986 quando stavano andando a passare qualche ora di tempo libero in riviera romagnola. Loro, che prestavano servizio alla Stazione Carabinieri di Bagnacavallo, Ravenna, avevano lavorato tutto il giorno. Erano in auto e proprio davanti a loro un’altra automobile, una Citroen Pallas, dopo un impatto violentissimo prese fuoco. A bordo cinque ragazze: tre morirono sul colpo, le altre due furono estratte dal mezzo avvolto dalle fiamme, proprio qualche istante prima che esplodesse, dai due coraggiosi carabinieri.

L'ammiraglio Emanuele Caruso si congratula con il Brigadiere Capo Danilo Certini

L’ammiraglio Emanuele Caruso si congratula con il Brigadiere Capo Danilo Certini

Una scena da film, un atto eroico che un tempo sarebbe stato celebrato sulla copertina della Domenica del Corriere. Una ragazza, dopo un lungo periodo di convalescenza, si riprese, l’altra morì dopo alcuni giorni, le sue condizioni erano state compromesse nell’impatto.
Un gesto che ora il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto sottolineare  con un riconoscimento concreto per i due militari: medaglia d’Argento al valor civile. Al brigadiere Amenduni è stato consegnato durante la festa dell’Arma presso la Legione di Bari, mentre a Danilo Certini, ora vicecomandante della Stazione Mari Capitale, è stato consegnato al Ministero della Marina.
Il Brigadiere Capo Danilo Certini (nelle foto in alto a destra durante la consegna del prestigioso riconoscimento con la moglie e i figli). La medaglia è stata consegnata con tutti gli onori, davanti al reparto schierato.
Il sottocapo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Emanuele Caruso, ha voluto esserci in rappresentanza del Capo dello Stato e dei vertici militari del Paese.
Grande commozione per il Brigadiere capo Danilo Certini. Con lui l’amata moglie Gloria e gli adorati figli Luca ed Alessandro, ma anche i fratelli Antonello, Luogotenente dell’Arma, e Loriano.
Ma il pensiero di Danilo è andato – per tutta la durata della cerimonia – al padre Giotto, tenente dei carabinieri, da tre mesi scomparso: “Assieme ai miei figli, assieme a mia moglie e ai miei fratelli nel momento della consegna della medaglia c’era – idealmente – anche mio padre che ci teneva saldamente abbracciati stringendoci con le sue mani possenti”

6 Giu

Champions League: tutto ha funzionato bene Ministro Alfano ringrazia le forze dell’Ordine

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Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ringrazia il colonnello Canio Giuseppe La Gala alla presenza del prefetto di Milano, Alessandro Marangoni. A destra il questore De Iesu

Un incontro per fare il bilancio sui servizi di sicurezza e ordine pubblico nell’ambito della finale di Champions Leaque e dell’esercitazione anti terrorismo denominata Metropolis 2016. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha voluto incontrare il prefetto Alessandro Marangoni oltre ai responsabili della forze dell’ordine milanese, il questore Antonio De Iesu, il colonnello Canio Giuseppe La Gala, il generale della Guardia di Finanza Paolo Kalenda.
Un momento delicato per la sicurezza quello della manifestazione sportiva davanti alla minaccia del terrorismo islamico che ha seminato terrore in tutta Europa, con attentati mirati ai luoghi in cui maggiore è l’affluenza di cittadini inermi.
Per questo motivo la città di Milano, in occasione della partita Real Madrid – Atletico Madrid avrebbe potuto essere una vetrina privilegiata per attentati di fanatici integralisti. Proprio l’attento lavoro delle forze dell’ordine ha impedito che questo avvenisse. Per questo il titolare del Viminale ha voluto stringere la mano ai protagonisti di questa delicata e ben riuscita attività di prevenzione. Alfano ha elogiato il questore Antonio De Iesu per il buon lavoro fatto dopo solo un mese e mezzo dal suo arrivo nel capoluogo lombardo come nuovo vertice della polizia, in sostituzione di Luigi Savina diventato vice capo della polizia. Ecco, nella foto in alto a sinistra, il ministro mentre saluta il colonnello Canio Giuseppe La Gala, Comandante Provinciale dei carabinieri di Milano, pregandolo di portare il suo sentito ringraziamento agli uomini dell’Arma. Analogo ringraziamento al Comandante provinciale della Guardia di Finanza, generale Paolo Kalenda.

Il prefetto Alessandro Marangoni durante la festa della Repubblica

Il prefetto Alessandro Marangoni durante la festa della Repubblica

Presente all’incontro il Prefetto di Milano Alessandro Marangoni, che presiede il Comitato per la Sicurezza Pubblica e che dà la linea ai vertici di carabinieri, polizia di Stato e Guardia di Finanza sulle priorità per assicurare il buon funzionamento della provincia nel contrasto alla criminalità.  Il prefetto Marangoni in mattinata aveva celebrato i festeggiamenti per la festa della Repubblica nella cornice della Prefettura, consegnando attestati di benemerenza a cittadini ed operatori delle forze dell’ordine che si sono distinti nella società civile.

29 Mag

Anche una Porsche per infangare Marita Comi Moglie di Massimo Bossetti sempre nel mirino

di Enrico Fedocci
Qualcuno, magari tra le mie colleghe, ora dirà che questo articolo lo sto scrivendo perché “Marita è bella” e “perché me ne sono infatuato”, “crisi di mezza età”, le “scalmane”… etc, etc, etc.
Cose già sentite all’indomani di altri miei articoli simili scritti a difesa di un principio di rispetto dei fatti e delle persone. Ho difeso Marita, sì. Ho difeso anche Bossetti, se è per questo,  ma – soprattutto – ho voluto difendere la realtà, la verità.
Marita è bella e quindi per questo viene difesa? Opinioni. Forse ai malevoli fa comodo pensarla così. Io credo, piuttosto, che proprio questa avvenenza le procuri più danni che vantaggi: è diventata il bersaglio preferito di certa stampa che, pur di parlar di lei, di pubblicare le sue foto, le attribuisce di tutto. Anche cose assolutamente irrilevanti: come l’auto con cui è arrivata venerdì in udienza, una Porsche Panamera guidata dal consulente della difesa Ezio Denti.
Ho letto l’incredibile, ho sentito di peggio: “Marita arriva a bordo di una macchina di lusso”, addirittura ho udito con le mie orecchie lo stravolgimento della realtà, secondo cui “Marita è arrivata in tribunale alla guida di una macchina di lusso”.  Ed ancora: “Abituata al furgone non le sarà sembrato vero cambiare mezzo di locomozione”. “Un’auto targata Principato di Monaco? Marita ora pensa alla bella vita…”
Una vergogna. Giornalismo ingenuo o proprio spazzatura – lascio decidere a voi – che associa due elementi senza interpretarli.
Allora, ricostruiamo: è pacifico che tutte le volte che Marita Comi è arrivata in udienza sia stata accompagnata da Ezio Denti. Una volta con la sua macchina, una volta con quella di Denti (una macchina più sobria, non la Porsche che era stata data in prestito da un amico) e questa volta, appunto, a bordo della sportiva quattro porte della casa di Stoccarda.
Immagino che Denti abbia detto a Marita, “Passo a prenderti” e non “Passo a prenderti con la Porsche”. Quindi, in una delle giornate più delicate per il processo al marito che rischia l’ergastolo, credo che Marita Comi sia salita a bordo dell’auto senza discutere. Probabilmente notando il lusso della stessa, o magari – come capita a tante donne che conosco – non riuscendo manco ad apprezzarne le differenze.
Forse sarebbe salita su un trattore con la stessa noncuranza.

Se proprio dobbiamo fare una critica, e la facciamo volentieri, a sbagliare eventualmente è stato proprio l’investigatore privato Ezio Denti che non ha saputo – o non ha voluto – valutare le conseguenze ad un simile gesto facilmente prevedibili. A chi scrive viene quasi il sospetto che Denti, magari in cerca di una ribalta e di nuova visibilità, abbia voluto usare quell’auto proprio per far notizia, per farsi riprendere con Marita e l’auto e finire così in tv e sui giornali. E questo mio sospetto deriva anche dal fatto che, questa volta, Denti non ha messo l’auto nel solito parcheggio distante dal tribunale, ma proprio davanti alla sede giudiziaria, quindi in bocca a giornalisti e ad operatori televisivi. Impossibile non notare quell’auto color bronzo. Impossibile non vedere Marita a bordo. Ai più spregiudicati può venire la tentazione di trasformare questo episodio in una notizia forzata, ovvero “Marita che fa la bella vita, mentre il coniuge rischia l’ergastolo”.

Ma perché questa donna viene tanto attaccata dalla stampa?
In fondo è stata accanto al marito in ogni momento di questa vicenda giudiziaria.  E non lo ha fatto per partito preso, solo perché aveva necessità di difendere il coniuge e padre dei suoi tre figli: sono le intercettazioni in carcere che lo dimostrano. Dubbi ne ha avuti e gli inquirenti se ne sono resi conto. Di domande ne ha fatte parecchie: per capire, per rendersi conto, per cercare di stanarlo e scorgere, magari da una risposta affrettata o dagli occhi che si abbassavano su una domanda più diretta, se davvero Massimo Giuseppe Bossetti potesse avere ucciso la 13enne Yara Gambirasio. E lei, Marita Comi, che lo ha sposato nel 1999, che con lui ci sta da più di 20 anni è certa di avere trovato la verità nelle sue parole e nei suoi occhi: “Massi è innocente, lo avrei capito, lasciato, interrompendo il rapporto anche per proteggere i figli”. Questa non è certamente una prova di innocenza, ma la dice lunga sulla buona fede di questa donna.
In molti si sono stupiti di vederla ancora in aula, se non altro per quelle lettere, piuttosto pesanti ed intime, scritte dal muratore di Mapello ad una detenuta del suo stesso carcere, tal Gina, con cui il 45enne scambiava effusioni epistolari.

I figli di Massimo Bossetti accompgnati dalla madre escono dal carcere

I figli di Massimo Bossetti accompagnati dalla madre escono dal carcere

Un duro colpo per Marita che – nonostante tutto e nonostante tutti – continua a rimanere accanto al proprio uomo, portando ogni settimana i figli in carcere, affinché il padre possa mantenere un legame forte con i suoi tre piccoli. A dire il vero, dopo la pubblicazione delle lettere, Marita Comi ai colloqui non c’è  andata per due settimane di fila. Poi il buon senso ha prevalso, l’amore coniugale, anche se messo a dura prova dalle sbarre, si è ulteriormente rafforzato e lei ha ripreso ad essere moglie attenta e premurosa. Un’impresa non facile. Forse più semplice sarebbe stato scappare. Ma lei, per se stessa e per i suoi tre figli, non ha mollato ed è restata nel posto più scomodo ed impopolare: accanto al suo Massi.

24 Mag

Occupazioni, il rom: “Giusto togliere la casa ad un’anziana. O muore o va all’ospizio”

di Enrico Fedocci
500 case occupate. Un quartiere in cui gli anarchici minacciano di attaccare la polizia se si presenta per riportare la legalità. Milano, zona Lorenteggio è qui che negli anni del fascismo venne costruito un quartiere popolare innovativo, servito da collegamenti con il centro città, con la periferia estrema, ma che ora è dominio di degrado ed emarginazione. Leggi il resto di questo articolo »

16 Mag

No Tav, ex candidato sindaco attacca l’Arma Solo 5 “mi piace” per il suo post contro un Cc

LO SCONOSCIUTO ARIOTTO, CANDIDATO SINDACO A TORINO,  DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA COMPETIZIONE ELETTORALE SEMBRA CERCARE SU FACEBOOK NUOVO CONSENSO PER IL RILANCIO DEL SUO “PENSIERO POLITICO”. E COSÌ ATTACCA I LAVORATORI IN DIVISA

di Enrico Fedocci

Carabiniere ferito durante le devastazioni antagoniste

Io davvero non ne avevo mai sentito parlare. E’ da un po’ che studio il mondo antagonista, realizzando servizi, seguendo per il mio telegiornale manifestazioni come quella del Primo maggio a Milano in occasione del “No Expo”, approfondendo con letture a tema.

Ma il nome di Alessio Ariotto, già candidato sindaco alle imminenti elezioni amministrative di Torino, veramente non lo avevo mai sentito. Nemmeno a proposito degli scontri “No Tav” in Val di Susa, la protesta di alcuni che contestano la realizzazione della linea ad alta velocità che collegherà Torino a Lione. Leggi il resto di questo articolo »

12 Mag

Carabinieri vengono aggrediti durante arresto Così gli amici del fermato lo fanno scappare

NESIMA, CATANIA: CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO DI CIO’ CHE E’ ACCADUTO

I carabinieri tentano di bloccare il fermato, nello specchietto (basso a destra) si vedono gli amici che avanzano

di Enrico Fedocci
Stavano fermando un uomo che aveva sfondato un posto di blocco e proprio nel momento in cui cercavano di ammanettarlo per caricarlo a bordo dell’auto di servizio e portarlo in caserma, sono stati accerchiati dagli amici del fermato… Ecco le immagini di ciò che è avvenuto 5 giorni fa a Nesima, in provincia di Catania dove i carabinieri sono stati aggrediti. L’uomo – 30 anni circa – è riuscito a fuggire. Leggi il resto di questo articolo »

9 Mag

97enne truffata viene salvata dai carabinieri Finiti in manette due pregiudicati napoletani

L’hanno tenuta d’occhio e quando hanno visto la figlia uscire di casa hanno colpito. Ernesta Menapace, 97 anni, sembrava la vittima ideale di due truffatori napoletani che l’hanno contattata per farsi consegnare oro e gioielli: “Sua figlia è stata vittima di un incidente. E’ stata fermata dai carabinieri. Servono soldi per farla tornare a casa”. E lei c’è cascata: è andata in camera ha preso i suoi risparmi, i suoi gioielli più cari e li ha consegnati ai criminali. E’ accaduto a Brescia. Leggi il resto di questo articolo »

11 Apr

La Passione di Yara, Onlus che aiuta i talenti Concerto a Brembate per ricordare la 13enne

Yara Gambirasio, uccisa a 13 anni

Yara Gambirasio

di Enrico Fedocci
La mamma di Yara che sale sul palco e legge una lettera. Una lettera che arriva dalla Sardegna, spedita da una famiglia in difficoltà economiche. Problemi che avrebbero potuto impedire ai due figli di proseguire la propria passione per lo sport, se non fosse stato per Yara Gambirasio.

Già, perché la morte di questa 13enne ha impedito a un germoglio di diventare albero, di realizzare se stesso. Ma il suo sacrificio è stato raccolto e valorizzato dalla sua famiglia che, invece, ha pensato di non disperdere questo talento rimasto inespresso, appena sussurrato. E lo ha fatto nel modo migliore, valorizzando il talento di altri, aiutando giovani con difficoltà fisiche od economiche. Un sostegno per superare queste barriere. Leggi il resto di questo articolo »

28 Mar

Milano, Pasqua sicura con le pattuglie dei Cc Controlli ancora più serrati nei giorni di festa

Il colonnello Canio Giuseppe La Gala, Comandante Provinciale dei carabinieri di Milano

Controlli serrati con pattuglie a piedi, in macchina, moto e a cavallo per arrivare nelle zone più difficili, come parchi ed aree verdi estese. Milano nelle giornate di Pasqua e Pasquetta è ancor più presa d’assalto da turisti, ma anche da milanesi che vogliono passare qualche ora spensierata assieme alla propria famiglia: piazza Duomo, tutto il centro storico con i suoi luoghi d’arte le basiliche, ma anche le zone dell’hinterland sono sotto stretto controllo. Leggi il resto di questo articolo »

20 Mar

Bossetti in croce per le frasi sul padre di Yara Ma chi indagava aveva pensato la stessa cosa

IL MURATORE DI MAPELLO IN UDIENZA CRITICA IL PADRE DI YARA PERCHE’ ASSENTE DURANTE LE RICERCHE DELLA FIGLIA. I GIORNALI ATTACCANO BOSSETTI PER LE SUE FRASI. MA AI TEMPI IN TANTI DICEVANO LA STESSA COSA, FORZE DELL’ORDINE COMPRESE.
GLI INVESTIGATORI MISERO “CIMICI” NELLA CASA DELLA FAMIGLIA GAMBIRASIO E DEFINIRONO L’ATTEGGIAMENTO DI FULVIO “ANOMALO”

Yara Gambirasio e Massimo Bossetti

di Enrico Fedocci

Ora mi salteranno tutti addosso. Perché non si può neanche pensare la cosa che sto per scrivere: era novembre del 2010, da Brembate Sopra (Bg) era scomparsa una ragazzina, Yara Gambirasio. Rapita? Uccisa? Allontanata volontariamente?
In quei mesi, prima del ritrovamento del corpo, il mistero era fittissimo. La protezione civile, i carabinieri, la polizia, i volontari. Tutti a cercarla. E noi, i giornalisti, dietro a loro per documentare con le telecamere i grandi sforzi di tutta la comunità per ritrovare la bambina.
Di lei non c’era alcuna notizia, nessun appiglio per orientare le ricerche. Quindi, si cercava a caso, ma in maniera capillare. Dappertutto: case abbandonate, edifici in costruzione, stazioni, prati, boschi, specchi d’acqua. Davvero ovunque. Leggi il resto di questo articolo »