Scuole medie, ero un asino e i prof mi volevano alle Professionali, ma il Liceo Classico e mia madre mi hanno salvato

CARI GENITORI, NON SEMPRE I CONSIGLI DEGLI INSEGNANTI SONO GIUSTI. SULLA SCELTA DELLA SCUOLA SUPERIORE, FATE COME MIA MADRE: ABBIATE FIDUCIA NEI VOSTRI FIGLI E INVESTITE SU DI LORO. GLI CAMBIERETE LA VITA –

Me medesimo stesso in prima elementare, Scuola Pietro Giordani, Parma

di Enrico Fedocci
L’altro giorno ci pensavo: premesso che sono sempre stato uno studente pessimo, spesso coerente nel mio essere asino – dalle elementari al liceo – ciò di cui devo ringraziare i miei genitori, in particolar modo mia madre, è di avermi portato a superare la Maturità. Peraltro la Maturità di una scuola eccellente. Per la laurea me la sono vista da solo, con esiti altalenanti, ma comunque positivi.

Dicevo che ero uno studente pessimo: mia mamma, paraculescamente, mi aveva messo davanti – senza impormele – due sole strade come potenzialmente percorribili: il Liceo Classico e il Liceo Scientifico. In matematica ero una frana, lei mi aveva fatto credere di essere molto bravo a scrivere; scelsi quindi il Classico come futuro dopo le Medie.

Studente non modello, mi facevo la barba in classe con i compagni durante la lezione. Qui al Liceo Classico Parini durante la lezione di Filosofia

Ricordo ancora: Scuola Media Carlo Pepoli, Bologna, mi pare 3ª F. Non ricordo la sezione al cento per cento, perché a causa dei trasferimenti dovuti al lavoro di mio padre cambiavo spesso scuola. La professoressa di Lettere si chiamava Milone ed era un’insegnante gentile e simpatica. Quel giorno in aula chiese a tutti quale indirizzo volessimo scegliere alle Superiori. Tra i miei compagni solo uno disse il “Liceo Scientifico”. Si chiamava Cesare. Tutti gli altri, quasi tutti più bravi di me, scuole tecniche ed istituti professionali. Per cui, quando teneramente ed ingenuamente risposi senza batter ciglio alla domanda “E tu, Fedocci, dove andrai dopo le Medie?” con un “Al Liceo Classico!”, tutti scoppiarono a ridere.
“Fedocci al liceo Classicooooo” e giù di gomito tra i banchi. Ricordo ancora distintamente due di loro perché me lo fecero proprio davanti: si chiamavano Lisa ed Annalisa, una rossa e l’altra bionda, tutte e due estremamente carine, non malaccio a scuola, specialmente una. Vestivano come Madonna. Era l’anno di “Like a Virgin”
Ma lo stupore fu trasversale, unanime.

Flessioni durante la lezione

Come, soprattutto, ricordo la sorpresa della professoressa, capelli grigi e una pronuncia con una mezza V al posto della R: “Envico Fedocci vuole andave al Liceo Classico???!!!.” ripetè anche lei quasi sconvolta da questa – devo ammetterlo – molto ingenua affermazione.
In fondo io ero molto immaturo. Quindi, mi lasciavo guidare dai miei genitori, più che decidere io personalmente. E mi ero fidato delle opzioni proposte. Ciò che più mi resta di quel giorno, non è tanto lo sfottò dei compagni, che, in fondo, erano ragazzini e fa parte di quell’età essere senza filtri, ma la mancanza totale di fiducia che l’insegnante – il principale docente del ciclo di studi – poneva su un suo studente che ambiva a crescere, seppur per “sentito dire” e coi suoi enormi limiti. Asino sì, davvero asino, aggiungo io. Fieramente asino, se proprio vogliamo mettere i riccioli a questa frase.
Ma in fondo ero solo un ragazzino normale, svogliato e di una intelligenza nella media o forse lievemente sotto media. Quell’anno fui promosso all’esame di terza con “sufficiente”. E credo – non sono sicuro perché dovrei controllare – che nella scheda valutativa in cui si indicava l’indirizzo scolastico i miei insegnanti avessero suggerito di frequentare le Professionali. Sono praticamente certo di questo.

Lo zaino di allora.

Mia madre, dopo avermi fatto una finta pre-iscrizione a febbraio di quell’anno ad una scuola professionale per paura che gli insegnanti mi bocciassero vedendo che puntavo al Ginnasio, a licenza media ottenuta mi spedì al Liceo Classico Luigi Galvani, una delle scuole più dure di Bologna. Dove – bisogna precisarlo?! – non mi distinsi per la preparazione e i bei voti. Così come non credo di essere ricordato come uno studente modello al Liceo Classico Parini di Milano, città in cui mi trasferii in 5ª ginnasio. Ci tengo a dirlo, perché in fondo me ne vanto: bocciato e rimandato durante il Liceo, mai promosso a giugno.
Qual è, dunque, la morale di questo mio racconto?
Primo, che è meglio studiare ed essere coscienziosi, ovviamente;
secondo, che ci si può realizzare anche senza scuole prestigiose, senza dubbio;
terzo, non è obbligatorio fare scuole dure, ma soprattutto in un ragazzino svogliato una full immersion dove tutti intorno danno il proprio meglio, può essere una buona terapia d’urto.

I libri del liceo spuntati da un baule

È pur vero che io non ero un buono studente e questa cosa non era la fine del mondo.
Altrettanto vero che pensavo tutto il giorno alle ragazze e a come non studiare. Ma, innegabile, che si può crescere, migliorare, cambiare… in poche parole: maturare, prendere coscienza di ciò che ti circonda senza lasciarti trascinare a fondo dall’essere sfaticati.
È fondamentale, perciò, che un genitore o un insegnante spingano un ragazzino a dare il meglio di sé e a non, come dice la mia amica Benedetta Verdini, dare “consigli al ribasso”.
Un ragazzino di 13 anni non può scegliere da solo quel determinato ciclo di studi che potrebbe limitarti. Perché – uso l’Interiezione “magari” – è contaminato dall’ambiente in cui cresce, se quell’ambiente ti limita culturalmente;

Diploma di terza media. L’ultimo, fosse stato per i miei insegnanti

“magari” sceglie una scuola solo perché ci vanno gli amici, la ragazzina dei sogni. O, semplicemente, la scuola è vicina a casa. In quella classe delle Medie avevo dei compagni migliori di me che ora hanno il rammarico di non aver puntato ad una scuola più formativa, che fosse l’anticamera dell’Università dove avrebbero fatto ancora meglio. Lo dico perché due di loro, davvero i più bravi della classe, me lo hanno confidato recentemente. E io che ero peggio rispetto ai due li considero ancora come argento vivo.
Quegli anni al Classico hanno messo in me, diplomato con 36/60esimi, dei semini che poi sono germogliati nel terreno dissodato e reso fertile anche dalle versioni di greco e di latino, dai grandi filosofi o dalla Storia dell’Arte. Quegli anni mi hanno spalancato le porte dell’Università più di una scuola professionale che, invece, ti porta subito ad entrare nel mondo di un lavoro definitivo.

Il giudizio finale della terza media: sufficiente

Mentre l’Università mi ha insegnato a superare gli ostacoli e ad investire su di me, non accontentandomi.
Da studente pessimo, quindi, ho trovato la piena realizzazione nella Professione che poi ho scelto da adulto, passando attraverso la laurea. Facendo il giornalista, prima di carta stampata, poi televisivo. Non risparmiandomi mai nel lavoro che avevo scelto, cercando di portare sempre a casa il migliore risultato possibile. E lavorando sodo, saltando giorni di riposo o “mangiandomi” le ferie con lunghe trasferte su qualche caso che non volevo mollare.
Ricordo un commento di mia madre a una mia fidanzata: era il 2000, mia mamma era venuta ospite a casa mia a Milano. La sera tardavo e la mia fidanzata di allora sottolineò come lavorassi sempre fino a tardi. “Mah.. non lo riconosco più – commentò mia madre – Da ragazzino non era mica così: non aveva voglia di fare niente”.

Diploma Liceo Classico: 36 (e lode!)

Giudizio primo quadrimestre: “Non conosce le notizie perché non studia e non sta attento”

Da studente pessimo ho avuto anche modo di esorcizzare l’aula, passando dall’altra parte della barricata, insegnando come professore a contratto prima all’Università Cattolica, poi all’Istituto di formazione professionale Bauer della Provincia di Milano come direttore del Corso di giornalismo. Da insegnante ho cercato di dare sempre il massimo ai miei studenti, cercando di stimolarli ad ottenere il meglio e a puntare sempre più in alto. Era evidente che c’erano quelli più portati e quelli meno portati per la professione giornalistica, ma stiamo parlando di ragazzi universitari. Quindi, ripensandoci, davvero non capisco quell’insegnante delle Medie che, davanti al mio “Vado al Liceo Classico”, rispose “Ma Fedocci…”. Come dire, “Ma non ti rendi conto?!”
Un ragazzino va stimolato anche se è una capra, come capra sapevo essere io. Deve essere stimolato dai genitori, dagli insegnanti, dagli amici più grandi. A volte penso a come sarebbe andata se avessi seguito le indicazioni dei miei insegnanti delle Medie e avessi scelto davvero le Scuole Professionali.

Me medesimo stesso ospite alla festa di Scuolazoo

Sarei stato uno studente pessimo anche lì. Di certo. Coerentemente con me stesso. Ma quei semini – piantati dall’Abate Parini, dal Leopardi, da Schopenhauer, da Lucrezio, dal Foscolo, da D’Annunzio, dal professor Silvio Pistocchi, dal professor Enrico Uguccioni, da mia madre che mi tormentava traducendo con me le versioni di greco tutti i pomeriggi – non sarebbero germogliati. E adesso non sarei ciò che sono. Niente di che, sia chiaro. Ma meglio di ciò che mi avevano pronosticato alle Medie.
Che lavoro farei se i miei genitori – che avevano alle spalle buoni studi e quindi la capacità di valutare – avessero seguito il consiglio dei professori? Un altro, molto probabilmente. Magari migliore, che ne sai?! Ci ho pensato tante volte. Ma ora che ho fatto ciò che ho fatto, non ho alcun rimpianto. Anzi, penso di avere coltivato la parte migliore di me e di essere fortunato perché faccio il lavoro più bello del mondo.
La vita ti può portare ovunque. I buoni consigli, quelli che ti invogliano a studiare e a metterti in discussione, sono sempre i più opportuni. Anche per un asino come me.

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PS: questo articolo è dedicato a Greta Mencarelli, figlia di Barbara, che frequenta la terza media a Fano e ora dovrà scegliere chi e che cosa diventare nel suo futuro. Prossimo e remoto

47 risposte a “Scuole medie, ero un asino e i prof mi volevano alle Professionali, ma il Liceo Classico e mia madre mi hanno salvato

  1. Come è vero. Io volevo fare il maestro e sono sicuro che sarei stato un buon maestro. Mi hanno obbligato all’istituto tecnico , lo odiavo. A.Avogadro ottimo ITIS ma non era la mia scelta e la mia scuola. Maledico gli insegnanti che hanno letteralmente sobillato i miei genitori, convincendoli che l’ITIS o il professionale erano la scelta migliore.

  2. bella testimonianza.
    davvero gli insegnanti non si rendono conto di come le loro valutazioni e le loro parole segnano il cammino di una persona e soprattutto segnano la loro autostima, che nei ragazzi è sempre bassa.
    E la scuola valorizza solo le eccellenze..è facile..mentre dovrebbe tendere la mano a chi ha bisogno di farsela stringere forte.

    • Ottima riflessione, la scuola deve essere in grado di far venir fuori il meglio di ciascun alunno senza nessuna parzialità!!! Tutto questo sin dalla scuola primaria

  3. ho assecondato (e guidato) mio figlio a fare un liceo sebbene avessero consigliato un professionale L’ho pertanto sempre attivamente aiutato per tutti gli anni fino alla maturita’ ( che fatica: praticamente ho ripreso anch’io il diploma). Adesso si sta laureando, senza lode ma neppure senza infamia, anche se niente di estremamente difficile.
    Meglio istruito che ignorante, qualunque cosa diventi. Meglio che sappia cosa significa passare i propri weekend a studiare. Meglio che abbia imparato a perdere per poi avere qualche rivincita. Ha imparato a non arrendersi e a puntare un po’ in alto: per cadere c’è sempre tempo.

  4. Beh, se fosse stato per i miei insegnati delle medie dovevo fare un professionale. Per fortuna ho fatto un buon istituto tecnico che mi ha permesso l’accesso all’università, dalla quale sono uscito con il massimo dei voti e un bel master in età adulta!
    Nulla togliere ai professionali (veramente molto utili) ma non vedo come possano degli insegnanti decidere il futuro dei nostri figli

  5. La mia esperienza è stata differente. Avendo tanti dubbi ho seguito le indicazioni delle insegnati e ho fatto le scuole professionali pensando che inizio con i tre anni e poi vedrò.
    Bene ho fatto i tre anni e ho proseguito con la maturità Tecnico Chimico Biologico. Non mi sentivo ancora pronta per il lavoro per cui, dopo l’incontro con un insegnate carismatico del Politecnico di Milano, mi sono lanciata con l’università: Diploma di Ingegneria Chimica, primo esperimento di Laurea Triennale, laureata in corso nell’anno 2000.
    Mi sento un pò l’esempio che i consigli dati da insegnati o altri non determinato la vita professionale di una persona certo se avessi fatto una scuola superiore più approfondita avrei di sicuro avuto meno difficoltà in seguito ma valore è potere e c’è sempre tempo per trovare la propria strada!!

  6. Che bella testimonianza. Voglio farla leggere a mio figlio e anche ai suoi insegnanti che non sembrano avere fiducia in lui. Grazie, Enrico Fedocci dia una bacio alla sua mamma e le dica che ha fatto bene a stimolarla a crescere

  7. E’ successa la stessa cosa a me. Alle medie sono uscita con il sufficiente e ai miei genitori gli insegnanti hanno detto sarà una brava casalinga… mi sono diplomata e laureata in una delle migliori facoltà di economia… non domestica ma aziendale! Ai ragazzi che devono decidere cosa fare da grandi dico sempre fai quello che ti piace, insegui i tuoi sogni, non arrenderti mai!

    • cio che ha fatto mio figlio, non ha seguito il consiglio di una Prof, ed ha fatto quello che credeva mglio per Lui, risultato il percorso giusto, ora, con le basi linguistiche, sceglie un’università con indirizzo sociologico

  8. Percorso analogo negli stessi anni. Professori delle medie che puntavano in basso anche se ero la migliore in matematica. I miei mi diedero la scelta tra classico o scientifico, che poi ho fatto in 5 anni senza grossi problemi. Laurea in architettura con ottimi voti e master post laurea con lode, alla faccia di chi diceva che non sapevo studiare.
    Stessa situazione per il mio ragazzo: no liceo!!! Sta facendo lo scientifico ed è considerato un genio della matematica!!! Peccato che alle medie la matematica è stata lasciata in disparte rispetto alle materie umanistiche.

  9. Mah. Non penso affatto che un buon istituto tecnico sia per forza di cose peggiore di un liceo classico. Anche io ho frequentato, non da asina, il Parini. Ebbene, ricordo alcuni compagni spinti a frequentare il classico, scusate il francesismo, a calci in culo dai genitori. Sempre rimandati in più materie o bocciati, hanno completamente perso l’autostima. Non essere in grado di frequentare un certo ciclo di studi per me significa appunto penare per 4-5-6 anni per poi prendere a stento la Maturità con il minimo dei voti. A lei è andata bene comunque. Tanti altri, soprattutto oggi dove c’è la beffa di chiamare “liceo” qualsiasi tipo di scuola, finiscono poi per frequentare le università che non sono a munero chiuso e che sostanzialmente non servono a trovare un posto di lavoro dignitoso. Quante lauree bervi traghettano al massimo a portare i pacchi per Amazon? Non è meglio allora un istituto professionale che regali una vera professione, magari artigianale? Ma ormai artigiano o operaio specializzato sembrano parolacce, devono essere tutti letterati

    • Proprio il mio caso: calci nel culo dai genitori, ripetizioni private, bocciato. Rimandato, poi.. tutti gli anni. Ero un immaturo. Mi piaceva di più corteggiare la morettina riccia della sezione C. Quando sono cresciuto mi sono trovato con basi classiche che ho valorizzato. Mai avuto complessi di inferiorità nei confronti dei secchioni. Il fatto che un ragazzino non studi, no significa che si debba arrendersi.

      • Infatti ho scritto: “A lei è andata bene”. Non ne farei, però, un invito a seguire sempre questo esempio. Lo trovo estremamente rischioso. Lei non trova che ci siano professioni non “intellettuali” altrettanto foriere di soddisfazioni? Inoltre deduco che pur immaturo, lei avesse comunque una psiche ben strutturata, capace, appunto, di non patire troppo pur in una situazione di difficoltà. Al Parini c’erano prof implacabili, capaci di farti sentire una schifezza. E ricordo molti compagni di classe in serie difficoltà. Oggi, poi, il voto di maturità influisce sulla possibilità o meno di scegliere facoltà che diano possibilità realistiche di trovare un lavoro. Se si esce con il minimo dei voti dopo immani difficoltà, magari si hanno le basi classiche, ma poi si è costretti a scegliere facoltà “farlocche”, per così dire, che ti fanno correre il rischio di essere disoccupati a vita o quasi…

      • Lei evidentemente aveva un carattere forte, e non si è lascato ferire dal senso di inadeguatezza (a parte che anni di estati a fare ripetizioni non dev’esere molto divertente 🙂 ) Io intendevo però fare una riflessione sul fatto che in Italia attualmente c’è un pregiudizio positivo sul liceo a tutti i costi. Infatti ho scritto: “A lei è andata bene”. Ma è sicuro che il suo esempio valga per la maggioranza? Temo che molti ragazzi spinti al liceo dai genitori pur senza avere nè voglia nè talento per studiare, possano finire sì per agguantare la tanto agognata maturità, che poi, però, con una votazione bassa oggi non consente di iscriversi a nessuna delle facoltà a numero chiuso, quelle che hanno realisticamente più probabilità di far trovare un posto di lavoro. Quindi? Eccoli tutti a fare lauree brevi spesso inutili. Mi spiega perché una donna o un uomo che magari a loro tempo non avevano voglia di stare sui libri e ai quali, giustamente, gli insegnanti consigliano altro, debbano avere un futuro per forza peggiore di un mediocre liceale o universitario? Ripeto: esistono professioni tecniche o artigianali dignitose e belle. Meglio un istituto tecnico che finire ad avere la solita laurea in comunicazione o scienze politiche che poi resta nel cassetto, perché là fuori, nel mondo reale e non nella bambagia familiare, nessuno cerca. Basta guardare gli annunci di lavoro per capirlo

  10. Più o meno Lo stesso accadde a me, quando alle Medie il mio Prof. di Matematica (Lorenzo Piattella, peraltro un simpaticissimo barzellettiere!) mi consigliò di prendere Ragioneria. Conclusi la Terza Media con il voto di Ottimo e non seguii il suo consiglio, ribadito anche dagli altri professori, ma andai al Liceo Scientifico, dove uscii con 48 e proseguii per Economia e Commercio con risultati più che buoni. Nella scelta per l’Università per un attimo mi balenò la volontà di osare con Ingegneria, ma la mia coscienza riportò le cose sl proprio posto..! L’unica cosa di cui mi pento è che forse avrei potuto osare di più, ma va bene…SEGUITE LA COSCIENZA! Buona giornata! M

  11. Grazie per la tua testimonianza. È successa la stessa cosa a me con mia figlia. 4 anni fa nel profilo di orientamento degli insegnanti, mi fu consigliato di farle prendere un istituto professionale, senza specificare quale. Premesso che solo in poche scuole ci si affida a psicologi che valutano i ragazzi, io nn mi sono fidata e ho comunque deciso di far prendere il liceo artistico a mia figlia. Gli insegnanti delle medie lo avevano sconsigliato perché nel biennio c’era disegno tecnico e, alle medie mia figlia nn ne era molto entusiasta. Oggi fortunatamente grazie al mio istinto di mamma, mia figlia frequenta il 3 liceo artistico. Grazie per i tuoi consigli.

  12. Mi rivedo tanto in quello che ha scritto. Liceo scientifico scelto di testa mia, contro il parere dei professori delle medie. Gli anni del liceo sono stati duri dal punto di vista dello studio, ho ripetuto l’ultimo anno (più per scelta personale, non volevo abbandonare il liceo, forse per paura di confrontarmi con la realtà). Dopo, all’università molte soddisfazioni, triennale, specialistica e master. Alla faccia un pò anche dei professori che non hanno creduto in me. Non perdete mai la fiducia in voi stessi, si può fare tutto, basta volerlo!

  13. Ho qualche anno più di te, ma mi rivedo pienamente in ciò che dici: fino alla terza media sono stato uno studente mediocre, ma ancora prima che studente ero un bambino… La professoressa di italiano suggerì ai miei genitori di avviarmi ad un Istituto Professionale, fu scelto un ITIS, ma avrei potuto puntare più in alto: oggi sono ingenere, laureato con pieni voti e con un Dottorato di ricerca…
    Tutto questo per dire che non è sempre giusto “ingessare” un ragazzino che esce dalla scuola media, ma è altresì doveroso dargli qualche chance in più…

  14. E pensare che alle medie ero molto bravo nel disegno tecnico e in matematica, il consiglio del mio professore d’italiano è “ragioneria”, non mi è mai poaciuta l’unica materia che seguivo volentieri era matematica, 2 ore a settimana.

  15. Alle medie a mio figlio hanno consigliato di andare a zappare la terra, le insegnanti ci hanno fatto passare 3 anni d’ inferno.
    Contro il loro parere ho fatto scegliere a lui l’ indirizzo di studi che preferiva. Si è diplomato con buoni risultati ed ora frequenta l’ università con ottimi risultati.

  16. Ho un figlio in terza media, e la sua storia mi ha commossa. Fino a ieri ho dovuto sorbirmi l’ultima “riunione dei genitori” dicendomi che è troppo vivace, non studia molto, etc… Anche loro mi consigliavano un professionale. Ebbene, ho voluto lasciarlo libero di scegliere e la sua scelta è ricaduta proprio sul liceo economico sociale, una new entry tra i licei. Ma… Che dire?? Mi auguro che il futuro di mio figlio sia simile al suo! E vorrei dire che a 13 anni non si è ancora maturi x scegliere un corso di studi. Il sistema scolastico va interamente riformato!

  17. Bene, allora se è dedicato alla ragazza Greta facciamo tutti il tifo per lei. Bravo Enrico Fedocci la seguo sempre in televisione. Ho girato il Suo articolo alla chat dei genitori e anche a mia figlia che è in prima media. Valeria Albini

  18. Ho letto con interesse la tua storia, forse perché potrebbe essere esattamente la mia. Io però ho scelto il professionale con l’aggravante che era a pagamento e dove non mi avrebbero rimandato o bocciato, nemmeno se lo avessi chiesto io. Tranne questo aspetto… finale analogo,. Ho successivamente, mentre lavoravo, conseguito due lauree. Questa premessa per dire che non trovo determinate per quello che è stata la tua esperienza esistenziale, personale e professionale aver frequentato il classico. Io ad esempio ho trovato maggior fiducia in me stesso grazie alla non eccelsa preparazione dei miei compagni . I professori , rispetto a quelli delle medie, mi vedevano come quello più bravo e non come quello più scarso e tanto è bastato perché ci credessi anche io. Un trend positivo che ha avuto ripercussioni anche nel mondo del lavoro. Prima dovevo faticare per farmi apprezzare il minimo sindacale, adesso devo faticare per non farmi sopravvalutare.

  19. Ho letto con interesse la tua storia, forse perché potrebbe essere esattamente la mia. Io però ho scelto il professionale con l’aggravante che era a pagamento e dove non mi avrebbero rimandato o bocciato, nemmeno se lo avessi chiesto io. Tranne questo aspetto… finale analogo,. Ho successivamente, mentre lavoravo, conseguito due lauree. Questa premessa per dire che non trovo determinate per quello che è stata la tua esperienza esistenziale, personale e professionale aver frequentato il classico. Io ad esempio ho trovato maggior fiducia in me stesso grazie alla non eccelsa preparazione dei miei compagni . I professori , rispetto a quelli delle medie, mi vedevano come quello più bravo e non come quello più scarso e tanto è bastato perché ci credessi anche io. Un trend positivo che ha avuto ripercussioni anche nel mondo del lavoro. Prima dovevo faticare per farmi apprezzare il minimo sindacale, adesso devo faticare per non farmi sopravvalutare.

  20. Ho letto con interesse la tua storia, forse perché potrebbe essere esattamente la mia. Io però ho scelto il professionale con l’aggravante che era a pagamento e dove non mi avrebbero rimandato o bocciato, nemmeno se lo avessi chiesto io. Tranne questo aspetto… finale analogo,. Ho successivamente, mentre lavoravo, conseguito due lauree. Questa premessa per dire che non trovo determinate per quello che è stata la tua esperienza esistenziale, personale e professionale aver frequentato il classico. Io ad esempio ho trovato maggior fiducia in me stesso grazie alla non eccelsa preparazione dei miei compagni . I professori , rispetto a quelli delle medie, mi vedevano come quello più bravo e non come quello più scarso e tanto è bastato perché ci credessi anche io. Un trend positivo che ha avuto ripercussioni anche nel mondo del lavoro. Prima dovevo faticare per farmi apprezzare il minimo sindacale, adesso devo faticare per non farmi sopravvalutare.

  21. Ho letto con molto interesse la sua testimonianza..mi ritrovo molto nei suoi genitori e mio figlio nella sua esperienza… ho sempre avuto fiducia nelle potenzialità mio figlio che ora, dopo una bocciatura, sta frequentando il 2 anno con risultati inaspettati… sono fiduciosa che troverà la sua strada .. i presupposti ci sono come ci si.o stati per lei… complimenti soprattutto alla mamma… e sostengo pienamente il 6° senso delle donne

  22. Ho letto la cronaca e mi sono immedesimato in essa. Anno 86/87 diploma di terza media, risultato “sufficiente” si consiglia il mondo del lavoro o scuola professionale. Eravamo in 25 in classe. Risultati ottenuti: 60/60 alla maturità e 110 lode all’Università. Unico a laurearmi in classe. Quanto voglia di sbattergli la laurea in faccia agli insegnanti…

  23. Anche a me avevano consigliato un istituto professionale (2013) e la mia professoressa di scienze e matematica (prof.ssa Ferrara) mi disse che per me frequentare il liceo scientifico di serie A della mia città sarebbe stato impossibile e mi ricordo ancora che disse: “È come se tu volessi guidare una Ferrari quando sai andare con il triciclo”… mi offesi ,piansi anche davanti a lei e alla mia classe , che aveva assistito a quella scena a dir poco vergognosa e con coraggio seguii la mia scelta.Ragazzi non fatevi influenzare da nessuno!!!È il vostro futuro e avete il DIRITTO E IL DOVERE DI SCEGLIERLO VOI! Alla fine ci sono riuscita,mi sono diplomata lo scorso anno e ho avuto una buona carriera scolastica.

  24. Alcune idiote professoresse della scuola media Andrea Doria di Genova pretendevano che mia figlia frequestasse il… socio-psico-pedagogico…
    Ha invece fatto il Liceo.
    98/100.
    Fanculo!

  25. Ho letto con interesse l’articolo e mi ritrovo totalmente in quanto da te testimoniato. Io, a differenza di te mi sono lasciato “suggerire” dalla sentenza del corpo insegnanti delle mede e quindi ho fatto l’istituto professionale. I miei non si erano opposti poiché speravano un mio ingresso rapido nel mondo del lavoro. Dopo il triennio desideravo, evidentemente un po’ più maturo, ho avuto il consenso dai miei, di procedere per conseguire la maturità. L’esperienza del biennio fu disastrosa, una scuola composta di professori incapaci sia professionalmente sia umanamente. La rabbia di aver buttato nel “cestino” due anni mi fece, probabilmente ancor di più, desiderare di imparare. Mia madre e mio padre furono letteralmente sconvolti quando gli dissi che desideravo iscrivermi al Poli di Milano, ingegneria meccanica, non bruscolini….Ebbene, con gran fatica, partendo da basi più o meno rasenti allo zero, mi sono laureato. Oggi se ripenso a tutta la mia storia, credo che le fatiche e gli hanni passati sui libri, fino a sera tardi, sabato e domenica compreso, siano stati formanti e abbiamo determinato tutto quello che faccio ogni giorno con passione.
    Credo che tutti abbiano potenzialità per accedere agli studi superiori e università.
    Fondamentale è desiderare di imparare
    sempre e avere l’aiuto dei tuoi genitori perché ti sostengano nell’apertura di una impresa che il sedicente corpo insegnanti decreta fallimentare: mai giudizio fu così mal riposto.

  26. Ho letto con interesse l’articolo e mi ritrovo totalmente in quanto da te testimoniato. Io, a differenza di te mi sono lasciato “suggerire” dalla sentenza del corpo insegnanti delle mede e quindi ho fatto l’istituto professionale. I miei non si erano opposti poiché speravano un mio ingresso rapido nel mondo del lavoro. Dopo il triennio desideravo, evidentemente un po’ più maturo, ho avuto il consenso dai miei, di procedere per conseguire la maturità. L’esperienza del biennio fu disastrosa, una scuola composta di professori incapaci sia professionalmente sia umanamente. La rabbia di aver buttato nel “cestino” due anni mi fece, probabilmente ancor di più, desiderare di imparare. Mia madre e mio padre furono letteralmente sconvolti quando gli dissi che desideravo iscrivermi al Poli di Milano, ingegneria meccanica, non bruscolini….Ebbene, con gran fatica, partendo da basi più o meno rasenti allo zero, mi sono laureato. Oggi se ripenso a tutta la mia storia, credo che le fatiche e gli hanni passati sui libri, fino a sera tardi, sabato e domenica compreso, siano stati formanti e abbiamo determinato tutto quello che faccio ogni giorno con passione.
    Credo che tutti abbiano potenzialità per accedere agli studi superiori e università.
    Fondamentale è desiderare di imparare
    sempre e avere l’aiuto dei tuoi genitori perché ti sostengano nell’apertura di una impresa che il sedicente corpo insegnanti decreta fallimentare: mai giudizio fu così mal riposto.

  27. Bello questo articolo. La mia esperienza è più o meno simile a quella da te descritta. Unica differenza: ho seguito i consigli del corpo docenti. Si sono così spalancate le porte del professionale e di un futuro quasi certo impiego. Ma le cose cambiano maturando e grazie all’appoggio dei miei, ho conseguito la maturità dopo un biennio in un istituto con dei professori incapaci di restituirti la conoscenza: non erano insegnanti. La maturità derivata dalla consapevolezza di aver buttato nel cestino due anni della mia vita, ha determinato la richiesta scioccante ma piena di orgoglio, ai miei: mi piacerebbe fare il Poli, ingegneria meccanica. Così, dopo anni passati sui libri, sabato e domenica compresi, mi laureo. Il desiderio di imparare fu più forte della paura di partire da una base culturale rasente allo zero. Forse un briciolo di inconsapevolezza, ma sicuramente l’appoggio dei miei genitori fu determinante nella riuscita dell’impresa. Senza il loro appoggio e dei miei amici, non farei oggi il lavoro che faccio ogni giorno con passione e con la stessa determinazione, maturata durante le vacanze post esame, mi fece decidere di realizzare un sogno. Un sogno che tutti possono realizzare, anche non necessariamente, proseguendo con gli studi universitari, ma con il desiderio sempre spalancato di imparare e di mettersi in gioco.

  28. Sia io che mio marito alle medie siamo stati consigliati dagli insegnanti ad intraprendere un percorso professionale: lui ha seguito il consiglio, io no.
    Oggi, seppur entrambi con dei buoni lavori, ci ritroviamo agli opposti: lui rimpiangerà sempre la mancanza di un titolo di studio, io dopo il diploma classico ho conseguito due lauree ed un master, e da trentenne posso aspirare ad una brillante carriera.
    Morale: troppi docenti italiani (fortunatamente non tutti) dimenticano di essere educatori e di avere il potere di influenzare giovani menti, e non sempre i ragazzini di 14 anni riescono a rendersi conto che è necessario fidarsi di se stessi e non di adulti che non vedono al di là del proprio naso.

  29. Mi ci ritrovo appieno! Oggi ho laurea, specializzazione e dottorato. Sono medico e di questo devo ringraziare chi ha creduto in me più di me. Non rimpiango nulla della mia adolescenza scanzonata e dello scarso impegno di allora (coltivai molto la vita sociale!).
    Per inciso anche io orgogliosamente non sono mai stato promosso a giugno al liceo scientifico!

  30. Cosa dire due volte italiano a settembre, due volte latino, e due volte inglese in II III e IV scientifico.
    Tre anni di università con un 23 stiracchiato poi il salto in un anno finiti esami con 27 di media, laurea, pratica avvocato e notaio.
    Passato come primo un corte di appello agli scritti di avvocato e oggi felicemente notaio.
    Cosa dire, mai finire di lottate?
    No prima bisogna incominciare! Non è mai troppo tardi

  31. Mia figlia alle medie gli consigliavano al massimo ragioneria non il liceo io ho preferito che facesse il liceo scientifico sempre promossa a giugno finita maturità Bocconi laureata a 23 anni laurea magistrale master in finanza e altro master a Londra se era per loro appena ragioniere.

  32. Mi ci sono rivista quasi in tutto, nella sua testimonianza, dico quasi perché alle superiori (come si diceva una volta) stavo per non essere ammessa agli esami di maturità per la condotta, che poi era una condotta scanzonata di una quasi diciottenne che amava divertirsi e non perdersi niente di una gioventù che arriva una sola volta! Grazie per questo articolo e auspico venga letto nelle scuole a tutti i giovani di terza media e di quinto “superiore” , affinché sappiano che ognuno di loro PUÒ fare!

  33. Nel suo caso é stato fondamentale avere una madre che con tanta pazienza e dedizione ha accompagnato il figlio in un percorso di crescita.
    Ha scelto per lei la strada che in quel momento sembrava impossibile perché a 14 anni non si é abbastanza maturi per sciegliere percorsi impegnativi come quelli di un liceo.
    Ha creduto in suo figlio e lo ha accompagnato nella sua crescita fino al momento in cui si è resa conto che poteva credere in se stesso e fare automamente le sue scelte impegnandosi a migliorarsi con le sue sole forze.
    Ha avuto la fortuna di avere una buona madre.

  34. Io penso che non bisogna generalizzare ed ogni caso sia a sè. Talvolta sbagliano i genitori nell’indirizzare i propri figli verso scuole troppo distanti dalle loro predisposizioni naturali, talvolta possono sbagliare i professori. Fortunati invece sono quei ragazzi che finita la scuola dell’ obbligo hanno idee chiare sul loro futuro ( e ce ne sono). Mio fratello già dai tempi della scuola materna diceva di voler diventare ingegnere… ora lavora come architetto.
    Certo è che negli anni settanta e ottanta ,tanti giovani finite le scuole dell obbligo andavano a lavorare, spinti anche dai genitori che consideravano GIUSTAMENTE mestieri nobilli anche i lavori manuali.
    Oggi purtroppo vedo spesso una grande sopravvalutazione da parte del genitore nei confronti del proprio figlio ed una mancanza totale di obiettività che deve però scontrarsi con la realtà…e qui cominciano i guai e le conflittualità. Per carità bisogna stimolare i propri figli a raggiungere obiettivi sempre più elevati, ma mantenendo i piedi per terra!!! Oggi la consuetudine è di fare studiare tutti, spesso sento dire” mio figlio non farà mai l idraulico o il meccanico..” come fosse una colpa!!
    .

  35. A me invece è successo il contrario: ero la più brava alle medie in mezzo a una banda di ciucci, mi avevano consigliato un liceo, scelsi lo scientifico, che a me non piaceva. Io volevo un professionale per imparare a fare qualcosa, ma per ragioni di distanza non venni ascoltata. Ho passato i 5 anni più brutti della mia vita, i miei voti erano buoni, mai una bocciatura, mai un debito, rarissime assenza e sempre 10 in condotta. Ma non mi piaceva affatto. Dopo il 5 mi sono iscritta a Statistica, sempre con la spinta di mio padre (tasse universitarie gratis perché pochi iscritti) e a me non piaceva, ma ero troppo ingenua per capirlo. A 24 anni mi sono laureata, ma non ho trovato lavoro, anche se ho fatto 1000 concorsi. Ora a 35 anni, sono più cosciente e sto studiando per una professione che mi piace davvero, la nutrizionista. So che è tutt un altro mondo, ma qst x far capire che spesso i genitori sbagliano. I figli devono scegliere da soli, anche se sbagliano.

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