Scuole medie, ero un asino e i prof mi volevano alle Professionali, ma il Liceo Classico e mia madre mi hanno salvato

CARI GENITORI, NON SEMPRE I CONSIGLI DEGLI INSEGNANTI SONO GIUSTI. SULLA SCELTA DELLA SCUOLA SUPERIORE, FATE COME MIA MADRE: ABBIATE FIDUCIA NEI VOSTRI FIGLI E INVESTITE SU DI LORO. GLI CAMBIERETE LA VITA –

Me medesimo stesso in prima elementare, Scuola Pietro Giordani, Parma

di Enrico Fedocci
L’altro giorno ci pensavo: premesso che sono sempre stato uno studente pessimo, spesso coerente nel mio essere asino – dalle elementari al liceo – ciò di cui devo ringraziare i miei genitori, in particolar modo mia madre, è di avermi portato a superare la Maturità. Peraltro la Maturità di una scuola eccellente. Per la laurea me la sono vista da solo, con esiti altalenanti, ma comunque positivi.

Dicevo che ero uno studente pessimo: mia mamma, paraculescamente, mi aveva messo davanti – senza impormele – due sole strade come potenzialmente percorribili: il Liceo Classico e il Liceo Scientifico. In matematica ero una frana, lei mi aveva fatto credere di essere molto bravo a scrivere; scelsi quindi il Classico come futuro dopo le Medie.

Studente non modello, mi facevo la barba in classe con i compagni durante la lezione. Qui al Liceo Classico Parini durante la lezione di Filosofia

Ricordo ancora: Scuola Media Carlo Pepoli, Bologna, mi pare 3ª F. Non ricordo la sezione al cento per cento, perché a causa dei trasferimenti dovuti al lavoro di mio padre cambiavo spesso scuola. La professoressa di Lettere si chiamava Milone ed era un’insegnante gentile e simpatica. Quel giorno in aula chiese a tutti quale indirizzo volessimo scegliere alle Superiori. Tra i miei compagni solo uno disse il “Liceo Scientifico”. Si chiamava Cesare. Tutti gli altri, quasi tutti più bravi di me, scuole tecniche ed istituti professionali. Per cui, quando teneramente ed ingenuamente risposi senza batter ciglio alla domanda “E tu, Fedocci, dove andrai dopo le Medie?” con un “Al Liceo Classico!”, tutti scoppiarono a ridere.
“Fedocci al liceo Classicooooo” e giù di gomito tra i banchi. Ricordo ancora distintamente due di loro perché me lo fecero proprio davanti: si chiamavano Lisa ed Annalisa, una rossa e l’altra bionda, tutte e due estremamente carine, non malaccio a scuola, specialmente una. Vestivano come Madonna. Era l’anno di “Like a Virgin”
Ma lo stupore fu trasversale, unanime.

Flessioni durante la lezione

Come, soprattutto, ricordo la sorpresa della professoressa, capelli grigi e una pronuncia con una mezza V al posto della R: “Envico Fedocci vuole andave al Liceo Classico???!!!.” ripeté anche lei quasi sconvolta da questa – devo ammetterlo – molto ingenua affermazione.
In fondo io ero molto immaturo. Quindi, mi lasciavo guidare dai miei genitori, più che decidere io personalmente. E mi ero fidato delle opzioni proposte. Ciò che più mi resta di quel giorno, non è tanto lo sfottò dei compagni, che, in fondo, erano ragazzini e fa parte di quell’età essere senza filtri, ma la mancanza totale di fiducia che l’insegnante – il principale docente del ciclo di studi – poneva su un suo studente che ambiva a crescere, seppur per “sentito dire” e coi suoi enormi limiti. Asino sì, davvero asino, aggiungo io. Fieramente asino, se proprio vogliamo mettere i riccioli a questa frase.
Ma in fondo ero solo un ragazzino normale, svogliato e di una intelligenza nella media o forse lievemente sotto media. Quell’anno fui promosso all’esame di terza con “sufficiente”. E credo – non sono sicuro perché dovrei controllare – che nella scheda valutativa in cui si indicava l’indirizzo scolastico i miei insegnanti avessero suggerito di frequentare le Professionali. Sono praticamente certo di questo.

Lo zaino di allora.

Mia madre, dopo avermi fatto una finta pre-iscrizione a febbraio di quell’anno ad una scuola professionale per paura che gli insegnanti mi bocciassero vedendo che puntavo al Ginnasio, a licenza media ottenuta mi spedì al Liceo Classico Luigi Galvani, una delle scuole più dure di Bologna. Dove – bisogna precisarlo?! – non mi distinsi per la preparazione e i bei voti. Così come non credo di essere ricordato come uno studente modello al Liceo Classico Parini di Milano, città in cui mi trasferii in 5ª ginnasio. Ci tengo a dirlo, perché in fondo me ne vanto: bocciato e rimandato durante il Liceo, mai promosso a giugno.
Qual è, dunque, la morale di questo mio racconto?
Primo, che è meglio studiare ed essere coscienziosi, ovviamente;
secondo, che ci si può realizzare anche senza scuole prestigiose, senza dubbio;
terzo, non è obbligatorio fare scuole dure, ma, soprattutto in un ragazzino svogliato, una full immersion dove tutti intorno danno il proprio meglio, può essere una buona terapia d’urto.

I libri del liceo spuntati da un baule

È pur vero che io non ero un buono studente e questa cosa non era la fine del mondo.
Altrettanto vero che pensavo tutto il giorno alle ragazze e a come non studiare. Ma, innegabile, che si può crescere, migliorare, cambiare… in poche parole: maturare, prendere coscienza di ciò che ti circonda senza lasciarti trascinare a fondo dall’essere sfaticati.
È fondamentale, perciò, che un genitore o un insegnante spingano un ragazzino a dare il meglio di sé e a non, come dice la mia amica Benedetta Verdini, dare “consigli al ribasso”.
Un ragazzino di 13 anni non può scegliere da solo quel determinato ciclo di studi che potrebbe limitarti. Perché – uso l’Interiezione “magari” – è contaminato dall’ambiente in cui cresce, se quell’ambiente ti limita culturalmente;

Diploma di terza media. L’ultimo, fosse stato per i miei insegnanti

“magari” sceglie una scuola solo perché ci vanno gli amici, la ragazzina dei sogni. O, semplicemente, la scuola è vicina a casa. In quella classe delle Medie avevo dei compagni migliori di me che ora hanno il rammarico di non aver puntato ad una scuola più formativa, che fosse l’anticamera dell’Università dove avrebbero fatto ancora meglio. Lo dico perché due di loro, davvero i più bravi della classe, me lo hanno confidato recentemente. E io che ero peggio rispetto ai due li considero ancora come argento vivo.
Quegli anni al Classico hanno messo in me, diplomato con 36/60esimi, dei semini che poi sono germogliati nel terreno dissodato e reso fertile anche dalle versioni di greco e di latino, dai grandi filosofi o dalla Storia dell’Arte. Quegli anni mi hanno spalancato le porte dell’Università più di una scuola professionale che, invece, ti porta subito ad entrare nel mondo di un lavoro definitivo.

Il giudizio finale della terza media: sufficiente

Mentre l’Università mi ha insegnato a superare gli ostacoli e ad investire su di me, non accontentandomi.
Da studente pessimo, quindi, ho trovato la piena realizzazione nella Professione che poi ho scelto da adulto, passando attraverso la laurea. Facendo il giornalista, prima di carta stampata, poi televisivo. Non risparmiandomi mai nel lavoro che avevo scelto, cercando di portare sempre a casa il migliore risultato possibile. E lavorando sodo, saltando giorni di riposo o “mangiandomi” le ferie con lunghe trasferte su qualche caso che non volevo mollare.
Ricordo un commento di mia madre a una mia fidanzata: era il 2000, mia mamma era venuta ospite a casa mia a Milano. La sera tardavo e la mia fidanzata di allora sottolineò come lavorassi sempre fino a tardi. “Mah.. non lo riconosco più – commentò mia madre – Da ragazzino non era mica così: non aveva voglia di fare niente”.

Diploma Liceo Classico: 36 (e lode!)

Giudizio primo quadrimestre: “Non conosce le notizie perché non studia e non sta attento”

Da studente pessimo ho avuto anche modo di esorcizzare l’aula, passando dall’altra parte della barricata, insegnando come professore a contratto prima all’Università Cattolica, poi all’Istituto di formazione professionale Bauer della Provincia di Milano come direttore del Corso di giornalismo. Da insegnante ho cercato di dare sempre il massimo ai miei studenti, cercando di stimolarli ad ottenere il meglio e a puntare sempre più in alto. Era evidente che c’erano quelli più portati e quelli meno portati per la professione giornalistica, ma stiamo parlando di ragazzi universitari. Quindi, ripensandoci, davvero non capisco quell’insegnante delle Medie che, davanti al mio “Vado al Liceo Classico”, rispose “Ma Fedocci…”. Come dire, “Ma non ti rendi conto?!”
Un ragazzino va stimolato anche se è una capra, come capra sapevo essere io. Deve essere stimolato dai genitori, dagli insegnanti, dagli amici più grandi. A volte penso a come sarebbe andata se avessi seguito le indicazioni dei miei insegnanti delle Medie e avessi scelto davvero le Scuole Professionali.

Me medesimo stesso ospite alla festa di Scuolazoo

Sarei stato uno studente pessimo anche lì. Di certo. Coerentemente con me stesso. Ma quei semini – piantati dall’Abate Parini, dal Leopardi, da Schopenhauer, da Lucrezio, dal Foscolo, da D’Annunzio, dal professor Silvio Pistocchi, dal professor Enrico Uguccioni, da mia madre che mi tormentava traducendo con me le versioni di greco tutti i pomeriggi – non sarebbero germogliati. E adesso non sarei ciò che sono. Niente di che, sia chiaro. Ma meglio di ciò che mi avevano pronosticato alle Medie.
Che lavoro farei se i miei genitori – che avevano alle spalle buoni studi e quindi la capacità di valutare – avessero seguito il consiglio dei professori? Un altro, molto probabilmente. Magari migliore, che ne sai?! Ci ho pensato tante volte. Ma ora che ho fatto ciò che ho fatto, non ho alcun rimpianto. Anzi, penso di avere coltivato la parte migliore di me e di essere fortunato perché faccio il lavoro più bello del mondo.
La vita ti può portare ovunque. I buoni consigli, quelli che ti invogliano a studiare e a metterti in discussione, sono sempre i più opportuni. Anche per un asino come me.

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PS: questo articolo è dedicato a Greta Mencarelli, figlia di Barbara, che frequenta la terza media a Fano e ora dovrà scegliere chi e che cosa diventare nel suo futuro. Prossimo e remoto

61 risposte a “Scuole medie, ero un asino e i prof mi volevano alle Professionali, ma il Liceo Classico e mia madre mi hanno salvato

  1. Come è vero. Io volevo fare il maestro e sono sicuro che sarei stato un buon maestro. Mi hanno obbligato all’istituto tecnico , lo odiavo. A.Avogadro ottimo ITIS ma non era la mia scelta e la mia scuola. Maledico gli insegnanti che hanno letteralmente sobillato i miei genitori, convincendoli che l’ITIS o il professionale erano la scelta migliore.

    • Caro Rinaldo, sono perfettamente d’accordo con te. Io maledico mia madre che mi diceva e tuttora mi dice che la scelta obbligata dell’ITIS era quella più adatta e che non avevo le capacità per il liceo. E maledetti siano stati anche quegli anni. Oggi spero che ci passi un areo dell’aviazione e ci butti una bomba sopra o che facciano diventare quella scuola un parcheggio.

  2. bella testimonianza.
    davvero gli insegnanti non si rendono conto di come le loro valutazioni e le loro parole segnano il cammino di una persona e soprattutto segnano la loro autostima, che nei ragazzi è sempre bassa.
    E la scuola valorizza solo le eccellenze..è facile..mentre dovrebbe tendere la mano a chi ha bisogno di farsela stringere forte.

    • Ottima riflessione, la scuola deve essere in grado di far venir fuori il meglio di ciascun alunno senza nessuna parzialità!!! Tutto questo sin dalla scuola primaria

  3. ho assecondato (e guidato) mio figlio a fare un liceo sebbene avessero consigliato un professionale L’ho pertanto sempre attivamente aiutato per tutti gli anni fino alla maturita’ ( che fatica: praticamente ho ripreso anch’io il diploma). Adesso si sta laureando, senza lode ma neppure senza infamia, anche se niente di estremamente difficile.
    Meglio istruito che ignorante, qualunque cosa diventi. Meglio che sappia cosa significa passare i propri weekend a studiare. Meglio che abbia imparato a perdere per poi avere qualche rivincita. Ha imparato a non arrendersi e a puntare un po’ in alto: per cadere c’è sempre tempo.

    • Sono d’accordo, stesso pensiero, faccio di tutto per fare studiare le mie figlie ora all’università,importante è il sapere, parlare e rispondere con cognizione di causa, , poi il lavoro verrà dopo.

  4. Beh, se fosse stato per i miei insegnati delle medie dovevo fare un professionale. Per fortuna ho fatto un buon istituto tecnico che mi ha permesso l’accesso all’università, dalla quale sono uscito con il massimo dei voti e un bel master in età adulta!
    Nulla togliere ai professionali (veramente molto utili) ma non vedo come possano degli insegnanti decidere il futuro dei nostri figli

  5. La mia esperienza è stata differente. Avendo tanti dubbi ho seguito le indicazioni delle insegnati e ho fatto le scuole professionali pensando che inizio con i tre anni e poi vedrò.
    Bene ho fatto i tre anni e ho proseguito con la maturità Tecnico Chimico Biologico. Non mi sentivo ancora pronta per il lavoro per cui, dopo l’incontro con un insegnate carismatico del Politecnico di Milano, mi sono lanciata con l’università: Diploma di Ingegneria Chimica, primo esperimento di Laurea Triennale, laureata in corso nell’anno 2000.
    Mi sento un pò l’esempio che i consigli dati da insegnati o altri non determinato la vita professionale di una persona certo se avessi fatto una scuola superiore più approfondita avrei di sicuro avuto meno difficoltà in seguito ma valore è potere e c’è sempre tempo per trovare la propria strada!!

  6. Che bella testimonianza. Voglio farla leggere a mio figlio e anche ai suoi insegnanti che non sembrano avere fiducia in lui. Grazie, Enrico Fedocci dia una bacio alla sua mamma e le dica che ha fatto bene a stimolarla a crescere

  7. E’ successa la stessa cosa a me. Alle medie sono uscita con il sufficiente e ai miei genitori gli insegnanti hanno detto sarà una brava casalinga… mi sono diplomata e laureata in una delle migliori facoltà di economia… non domestica ma aziendale! Ai ragazzi che devono decidere cosa fare da grandi dico sempre fai quello che ti piace, insegui i tuoi sogni, non arrenderti mai!

    • cio che ha fatto mio figlio, non ha seguito il consiglio di una Prof, ed ha fatto quello che credeva mglio per Lui, risultato il percorso giusto, ora, con le basi linguistiche, sceglie un’università con indirizzo sociologico

  8. Percorso analogo negli stessi anni. Professori delle medie che puntavano in basso anche se ero la migliore in matematica. I miei mi diedero la scelta tra classico o scientifico, che poi ho fatto in 5 anni senza grossi problemi. Laurea in architettura con ottimi voti e master post laurea con lode, alla faccia di chi diceva che non sapevo studiare.
    Stessa situazione per il mio ragazzo: no liceo!!! Sta facendo lo scientifico ed è considerato un genio della matematica!!! Peccato che alle medie la matematica è stata lasciata in disparte rispetto alle materie umanistiche.

  9. Mah. Non penso affatto che un buon istituto tecnico sia per forza di cose peggiore di un liceo classico. Anche io ho frequentato, non da asina, il Parini. Ebbene, ricordo alcuni compagni spinti a frequentare il classico, scusate il francesismo, a calci in culo dai genitori. Sempre rimandati in più materie o bocciati, hanno completamente perso l’autostima. Non essere in grado di frequentare un certo ciclo di studi per me significa appunto penare per 4-5-6 anni per poi prendere a stento la Maturità con il minimo dei voti. A lei è andata bene comunque. Tanti altri, soprattutto oggi dove c’è la beffa di chiamare “liceo” qualsiasi tipo di scuola, finiscono poi per frequentare le università che non sono a munero chiuso e che sostanzialmente non servono a trovare un posto di lavoro dignitoso. Quante lauree bervi traghettano al massimo a portare i pacchi per Amazon? Non è meglio allora un istituto professionale che regali una vera professione, magari artigianale? Ma ormai artigiano o operaio specializzato sembrano parolacce, devono essere tutti letterati

    • Proprio il mio caso: calci nel culo dai genitori, ripetizioni private, bocciato. Rimandato, poi.. tutti gli anni. Ero un immaturo. Mi piaceva di più corteggiare la morettina riccia della sezione C. Quando sono cresciuto mi sono trovato con basi classiche che ho valorizzato. Mai avuto complessi di inferiorità nei confronti dei secchioni. Il fatto che un ragazzino non studi, no significa che si debba arrendersi.

      • Infatti ho scritto: “A lei è andata bene”. Non ne farei, però, un invito a seguire sempre questo esempio. Lo trovo estremamente rischioso. Lei non trova che ci siano professioni non “intellettuali” altrettanto foriere di soddisfazioni? Inoltre deduco che pur immaturo, lei avesse comunque una psiche ben strutturata, capace, appunto, di non patire troppo pur in una situazione di difficoltà. Al Parini c’erano prof implacabili, capaci di farti sentire una schifezza. E ricordo molti compagni di classe in serie difficoltà. Oggi, poi, il voto di maturità influisce sulla possibilità o meno di scegliere facoltà che diano possibilità realistiche di trovare un lavoro. Se si esce con il minimo dei voti dopo immani difficoltà, magari si hanno le basi classiche, ma poi si è costretti a scegliere facoltà “farlocche”, per così dire, che ti fanno correre il rischio di essere disoccupati a vita o quasi…

      • Lei evidentemente aveva un carattere forte, e non si è lascato ferire dal senso di inadeguatezza (a parte che anni di estati a fare ripetizioni non dev’esere molto divertente 🙂 ) Io intendevo però fare una riflessione sul fatto che in Italia attualmente c’è un pregiudizio positivo sul liceo a tutti i costi. Infatti ho scritto: “A lei è andata bene”. Ma è sicuro che il suo esempio valga per la maggioranza? Temo che molti ragazzi spinti al liceo dai genitori pur senza avere nè voglia nè talento per studiare, possano finire sì per agguantare la tanto agognata maturità, che poi, però, con una votazione bassa oggi non consente di iscriversi a nessuna delle facoltà a numero chiuso, quelle che hanno realisticamente più probabilità di far trovare un posto di lavoro. Quindi? Eccoli tutti a fare lauree brevi spesso inutili. Mi spiega perché una donna o un uomo che magari a loro tempo non avevano voglia di stare sui libri e ai quali, giustamente, gli insegnanti consigliano altro, debbano avere un futuro per forza peggiore di un mediocre liceale o universitario? Ripeto: esistono professioni tecniche o artigianali dignitose e belle. Meglio un istituto tecnico che finire ad avere la solita laurea in comunicazione o scienze politiche che poi resta nel cassetto, perché là fuori, nel mondo reale e non nella bambagia familiare, nessuno cerca. Basta guardare gli annunci di lavoro per capirlo

  10. Più o meno Lo stesso accadde a me, quando alle Medie il mio Prof. di Matematica (Lorenzo Piattella, peraltro un simpaticissimo barzellettiere!) mi consigliò di prendere Ragioneria. Conclusi la Terza Media con il voto di Ottimo e non seguii il suo consiglio, ribadito anche dagli altri professori, ma andai al Liceo Scientifico, dove uscii con 48 e proseguii per Economia e Commercio con risultati più che buoni. Nella scelta per l’Università per un attimo mi balenò la volontà di osare con Ingegneria, ma la mia coscienza riportò le cose sl proprio posto..! L’unica cosa di cui mi pento è che forse avrei potuto osare di più, ma va bene…SEGUITE LA COSCIENZA! Buona giornata! M

  11. Grazie per la tua testimonianza. È successa la stessa cosa a me con mia figlia. 4 anni fa nel profilo di orientamento degli insegnanti, mi fu consigliato di farle prendere un istituto professionale, senza specificare quale. Premesso che solo in poche scuole ci si affida a psicologi che valutano i ragazzi, io nn mi sono fidata e ho comunque deciso di far prendere il liceo artistico a mia figlia. Gli insegnanti delle medie lo avevano sconsigliato perché nel biennio c’era disegno tecnico e, alle medie mia figlia nn ne era molto entusiasta. Oggi fortunatamente grazie al mio istinto di mamma, mia figlia frequenta il 3 liceo artistico. Grazie per i tuoi consigli.

  12. Mi rivedo tanto in quello che ha scritto. Liceo scientifico scelto di testa mia, contro il parere dei professori delle medie. Gli anni del liceo sono stati duri dal punto di vista dello studio, ho ripetuto l’ultimo anno (più per scelta personale, non volevo abbandonare il liceo, forse per paura di confrontarmi con la realtà). Dopo, all’università molte soddisfazioni, triennale, specialistica e master. Alla faccia un pò anche dei professori che non hanno creduto in me. Non perdete mai la fiducia in voi stessi, si può fare tutto, basta volerlo!

  13. Ho qualche anno più di te, ma mi rivedo pienamente in ciò che dici: fino alla terza media sono stato uno studente mediocre, ma ancora prima che studente ero un bambino… La professoressa di italiano suggerì ai miei genitori di avviarmi ad un Istituto Professionale, fu scelto un ITIS, ma avrei potuto puntare più in alto: oggi sono ingenere, laureato con pieni voti e con un Dottorato di ricerca…
    Tutto questo per dire che non è sempre giusto “ingessare” un ragazzino che esce dalla scuola media, ma è altresì doveroso dargli qualche chance in più…

  14. E pensare che alle medie ero molto bravo nel disegno tecnico e in matematica, il consiglio del mio professore d’italiano è “ragioneria”, non mi è mai poaciuta l’unica materia che seguivo volentieri era matematica, 2 ore a settimana.

  15. Alle medie a mio figlio hanno consigliato di andare a zappare la terra, le insegnanti ci hanno fatto passare 3 anni d’ inferno.
    Contro il loro parere ho fatto scegliere a lui l’ indirizzo di studi che preferiva. Si è diplomato con buoni risultati ed ora frequenta l’ università con ottimi risultati.

  16. Ho un figlio in terza media, e la sua storia mi ha commossa. Fino a ieri ho dovuto sorbirmi l’ultima “riunione dei genitori” dicendomi che è troppo vivace, non studia molto, etc… Anche loro mi consigliavano un professionale. Ebbene, ho voluto lasciarlo libero di scegliere e la sua scelta è ricaduta proprio sul liceo economico sociale, una new entry tra i licei. Ma… Che dire?? Mi auguro che il futuro di mio figlio sia simile al suo! E vorrei dire che a 13 anni non si è ancora maturi x scegliere un corso di studi. Il sistema scolastico va interamente riformato!

    • Buongiorno Sig.ra Enrica,
      la mia situazione è identica alla sua, anche mio figlio ha scelto il LES, fortemente sconsigliato dai suoi insegnanti… Ma lui è determinato, punto.

      Visto che suo figlio dovrebbe aver già iniziato il primo anno, potrebbe aggiornarmi di com’è stata la sua esperienza in questi mesi?

      P.S. Approfitto anche per ringraziare il Dott. Fedocci per la bellissima testimonianza.

  17. Bene, allora se è dedicato alla ragazza Greta facciamo tutti il tifo per lei. Bravo Enrico Fedocci la seguo sempre in televisione. Ho girato il Suo articolo alla chat dei genitori e anche a mia figlia che è in prima media. Valeria Albini

  18. Ho letto con interesse la tua storia, forse perché potrebbe essere esattamente la mia. Io però ho scelto il professionale con l’aggravante che era a pagamento e dove non mi avrebbero rimandato o bocciato, nemmeno se lo avessi chiesto io. Tranne questo aspetto… finale analogo,. Ho successivamente, mentre lavoravo, conseguito due lauree. Questa premessa per dire che non trovo determinate per quello che è stata la tua esperienza esistenziale, personale e professionale aver frequentato il classico. Io ad esempio ho trovato maggior fiducia in me stesso grazie alla non eccelsa preparazione dei miei compagni . I professori , rispetto a quelli delle medie, mi vedevano come quello più bravo e non come quello più scarso e tanto è bastato perché ci credessi anche io. Un trend positivo che ha avuto ripercussioni anche nel mondo del lavoro. Prima dovevo faticare per farmi apprezzare il minimo sindacale, adesso devo faticare per non farmi sopravvalutare.

  19. Ho letto con interesse la tua storia, forse perché potrebbe essere esattamente la mia. Io però ho scelto il professionale con l’aggravante che era a pagamento e dove non mi avrebbero rimandato o bocciato, nemmeno se lo avessi chiesto io. Tranne questo aspetto… finale analogo,. Ho successivamente, mentre lavoravo, conseguito due lauree. Questa premessa per dire che non trovo determinate per quello che è stata la tua esperienza esistenziale, personale e professionale aver frequentato il classico. Io ad esempio ho trovato maggior fiducia in me stesso grazie alla non eccelsa preparazione dei miei compagni . I professori , rispetto a quelli delle medie, mi vedevano come quello più bravo e non come quello più scarso e tanto è bastato perché ci credessi anche io. Un trend positivo che ha avuto ripercussioni anche nel mondo del lavoro. Prima dovevo faticare per farmi apprezzare il minimo sindacale, adesso devo faticare per non farmi sopravvalutare.

  20. Ho letto con interesse la tua storia, forse perché potrebbe essere esattamente la mia. Io però ho scelto il professionale con l’aggravante che era a pagamento e dove non mi avrebbero rimandato o bocciato, nemmeno se lo avessi chiesto io. Tranne questo aspetto… finale analogo,. Ho successivamente, mentre lavoravo, conseguito due lauree. Questa premessa per dire che non trovo determinate per quello che è stata la tua esperienza esistenziale, personale e professionale aver frequentato il classico. Io ad esempio ho trovato maggior fiducia in me stesso grazie alla non eccelsa preparazione dei miei compagni . I professori , rispetto a quelli delle medie, mi vedevano come quello più bravo e non come quello più scarso e tanto è bastato perché ci credessi anche io. Un trend positivo che ha avuto ripercussioni anche nel mondo del lavoro. Prima dovevo faticare per farmi apprezzare il minimo sindacale, adesso devo faticare per non farmi sopravvalutare.

  21. Ho letto con molto interesse la sua testimonianza..mi ritrovo molto nei suoi genitori e mio figlio nella sua esperienza… ho sempre avuto fiducia nelle potenzialità mio figlio che ora, dopo una bocciatura, sta frequentando il 2 anno con risultati inaspettati… sono fiduciosa che troverà la sua strada .. i presupposti ci sono come ci si.o stati per lei… complimenti soprattutto alla mamma… e sostengo pienamente il 6° senso delle donne

  22. Ho letto la cronaca e mi sono immedesimato in essa. Anno 86/87 diploma di terza media, risultato “sufficiente” si consiglia il mondo del lavoro o scuola professionale. Eravamo in 25 in classe. Risultati ottenuti: 60/60 alla maturità e 110 lode all’Università. Unico a laurearmi in classe. Quanto voglia di sbattergli la laurea in faccia agli insegnanti…

  23. Anche a me avevano consigliato un istituto professionale (2013) e la mia professoressa di scienze e matematica (prof.ssa Ferrara) mi disse che per me frequentare il liceo scientifico di serie A della mia città sarebbe stato impossibile e mi ricordo ancora che disse: “È come se tu volessi guidare una Ferrari quando sai andare con il triciclo”… mi offesi ,piansi anche davanti a lei e alla mia classe , che aveva assistito a quella scena a dir poco vergognosa e con coraggio seguii la mia scelta.Ragazzi non fatevi influenzare da nessuno!!!È il vostro futuro e avete il DIRITTO E IL DOVERE DI SCEGLIERLO VOI! Alla fine ci sono riuscita,mi sono diplomata lo scorso anno e ho avuto una buona carriera scolastica.

  24. Alcune idiote professoresse della scuola media Andrea Doria di Genova pretendevano che mia figlia frequestasse il… socio-psico-pedagogico…
    Ha invece fatto il Liceo.
    98/100.
    Fanculo!

  25. Ho letto con interesse l’articolo e mi ritrovo totalmente in quanto da te testimoniato. Io, a differenza di te mi sono lasciato “suggerire” dalla sentenza del corpo insegnanti delle mede e quindi ho fatto l’istituto professionale. I miei non si erano opposti poiché speravano un mio ingresso rapido nel mondo del lavoro. Dopo il triennio desideravo, evidentemente un po’ più maturo, ho avuto il consenso dai miei, di procedere per conseguire la maturità. L’esperienza del biennio fu disastrosa, una scuola composta di professori incapaci sia professionalmente sia umanamente. La rabbia di aver buttato nel “cestino” due anni mi fece, probabilmente ancor di più, desiderare di imparare. Mia madre e mio padre furono letteralmente sconvolti quando gli dissi che desideravo iscrivermi al Poli di Milano, ingegneria meccanica, non bruscolini….Ebbene, con gran fatica, partendo da basi più o meno rasenti allo zero, mi sono laureato. Oggi se ripenso a tutta la mia storia, credo che le fatiche e gli hanni passati sui libri, fino a sera tardi, sabato e domenica compreso, siano stati formanti e abbiamo determinato tutto quello che faccio ogni giorno con passione.
    Credo che tutti abbiano potenzialità per accedere agli studi superiori e università.
    Fondamentale è desiderare di imparare
    sempre e avere l’aiuto dei tuoi genitori perché ti sostengano nell’apertura di una impresa che il sedicente corpo insegnanti decreta fallimentare: mai giudizio fu così mal riposto.

  26. Ho letto con interesse l’articolo e mi ritrovo totalmente in quanto da te testimoniato. Io, a differenza di te mi sono lasciato “suggerire” dalla sentenza del corpo insegnanti delle mede e quindi ho fatto l’istituto professionale. I miei non si erano opposti poiché speravano un mio ingresso rapido nel mondo del lavoro. Dopo il triennio desideravo, evidentemente un po’ più maturo, ho avuto il consenso dai miei, di procedere per conseguire la maturità. L’esperienza del biennio fu disastrosa, una scuola composta di professori incapaci sia professionalmente sia umanamente. La rabbia di aver buttato nel “cestino” due anni mi fece, probabilmente ancor di più, desiderare di imparare. Mia madre e mio padre furono letteralmente sconvolti quando gli dissi che desideravo iscrivermi al Poli di Milano, ingegneria meccanica, non bruscolini….Ebbene, con gran fatica, partendo da basi più o meno rasenti allo zero, mi sono laureato. Oggi se ripenso a tutta la mia storia, credo che le fatiche e gli hanni passati sui libri, fino a sera tardi, sabato e domenica compreso, siano stati formanti e abbiamo determinato tutto quello che faccio ogni giorno con passione.
    Credo che tutti abbiano potenzialità per accedere agli studi superiori e università.
    Fondamentale è desiderare di imparare
    sempre e avere l’aiuto dei tuoi genitori perché ti sostengano nell’apertura di una impresa che il sedicente corpo insegnanti decreta fallimentare: mai giudizio fu così mal riposto.

  27. Bello questo articolo. La mia esperienza è più o meno simile a quella da te descritta. Unica differenza: ho seguito i consigli del corpo docenti. Si sono così spalancate le porte del professionale e di un futuro quasi certo impiego. Ma le cose cambiano maturando e grazie all’appoggio dei miei, ho conseguito la maturità dopo un biennio in un istituto con dei professori incapaci di restituirti la conoscenza: non erano insegnanti. La maturità derivata dalla consapevolezza di aver buttato nel cestino due anni della mia vita, ha determinato la richiesta scioccante ma piena di orgoglio, ai miei: mi piacerebbe fare il Poli, ingegneria meccanica. Così, dopo anni passati sui libri, sabato e domenica compresi, mi laureo. Il desiderio di imparare fu più forte della paura di partire da una base culturale rasente allo zero. Forse un briciolo di inconsapevolezza, ma sicuramente l’appoggio dei miei genitori fu determinante nella riuscita dell’impresa. Senza il loro appoggio e dei miei amici, non farei oggi il lavoro che faccio ogni giorno con passione e con la stessa determinazione, maturata durante le vacanze post esame, mi fece decidere di realizzare un sogno. Un sogno che tutti possono realizzare, anche non necessariamente, proseguendo con gli studi universitari, ma con il desiderio sempre spalancato di imparare e di mettersi in gioco.

  28. Sia io che mio marito alle medie siamo stati consigliati dagli insegnanti ad intraprendere un percorso professionale: lui ha seguito il consiglio, io no.
    Oggi, seppur entrambi con dei buoni lavori, ci ritroviamo agli opposti: lui rimpiangerà sempre la mancanza di un titolo di studio, io dopo il diploma classico ho conseguito due lauree ed un master, e da trentenne posso aspirare ad una brillante carriera.
    Morale: troppi docenti italiani (fortunatamente non tutti) dimenticano di essere educatori e di avere il potere di influenzare giovani menti, e non sempre i ragazzini di 14 anni riescono a rendersi conto che è necessario fidarsi di se stessi e non di adulti che non vedono al di là del proprio naso.

  29. Mi ci ritrovo appieno! Oggi ho laurea, specializzazione e dottorato. Sono medico e di questo devo ringraziare chi ha creduto in me più di me. Non rimpiango nulla della mia adolescenza scanzonata e dello scarso impegno di allora (coltivai molto la vita sociale!).
    Per inciso anche io orgogliosamente non sono mai stato promosso a giugno al liceo scientifico!

  30. Cosa dire due volte italiano a settembre, due volte latino, e due volte inglese in II III e IV scientifico.
    Tre anni di università con un 23 stiracchiato poi il salto in un anno finiti esami con 27 di media, laurea, pratica avvocato e notaio.
    Passato come primo un corte di appello agli scritti di avvocato e oggi felicemente notaio.
    Cosa dire, mai finire di lottate?
    No prima bisogna incominciare! Non è mai troppo tardi

  31. Mia figlia alle medie gli consigliavano al massimo ragioneria non il liceo io ho preferito che facesse il liceo scientifico sempre promossa a giugno finita maturità Bocconi laureata a 23 anni laurea magistrale master in finanza e altro master a Londra se era per loro appena ragioniere.

  32. Mi ci sono rivista quasi in tutto, nella sua testimonianza, dico quasi perché alle superiori (come si diceva una volta) stavo per non essere ammessa agli esami di maturità per la condotta, che poi era una condotta scanzonata di una quasi diciottenne che amava divertirsi e non perdersi niente di una gioventù che arriva una sola volta! Grazie per questo articolo e auspico venga letto nelle scuole a tutti i giovani di terza media e di quinto “superiore” , affinché sappiano che ognuno di loro PUÒ fare!

  33. Nel suo caso é stato fondamentale avere una madre che con tanta pazienza e dedizione ha accompagnato il figlio in un percorso di crescita.
    Ha scelto per lei la strada che in quel momento sembrava impossibile perché a 14 anni non si é abbastanza maturi per sciegliere percorsi impegnativi come quelli di un liceo.
    Ha creduto in suo figlio e lo ha accompagnato nella sua crescita fino al momento in cui si è resa conto che poteva credere in se stesso e fare automamente le sue scelte impegnandosi a migliorarsi con le sue sole forze.
    Ha avuto la fortuna di avere una buona madre.

  34. Io penso che non bisogna generalizzare ed ogni caso sia a sè. Talvolta sbagliano i genitori nell’indirizzare i propri figli verso scuole troppo distanti dalle loro predisposizioni naturali, talvolta possono sbagliare i professori. Fortunati invece sono quei ragazzi che finita la scuola dell’ obbligo hanno idee chiare sul loro futuro ( e ce ne sono). Mio fratello già dai tempi della scuola materna diceva di voler diventare ingegnere… ora lavora come architetto.
    Certo è che negli anni settanta e ottanta ,tanti giovani finite le scuole dell obbligo andavano a lavorare, spinti anche dai genitori che consideravano GIUSTAMENTE mestieri nobilli anche i lavori manuali.
    Oggi purtroppo vedo spesso una grande sopravvalutazione da parte del genitore nei confronti del proprio figlio ed una mancanza totale di obiettività che deve però scontrarsi con la realtà…e qui cominciano i guai e le conflittualità. Per carità bisogna stimolare i propri figli a raggiungere obiettivi sempre più elevati, ma mantenendo i piedi per terra!!! Oggi la consuetudine è di fare studiare tutti, spesso sento dire” mio figlio non farà mai l idraulico o il meccanico..” come fosse una colpa!!
    .

  35. A me invece è successo il contrario: ero la più brava alle medie in mezzo a una banda di ciucci, mi avevano consigliato un liceo, scelsi lo scientifico, che a me non piaceva. Io volevo un professionale per imparare a fare qualcosa, ma per ragioni di distanza non venni ascoltata. Ho passato i 5 anni più brutti della mia vita, i miei voti erano buoni, mai una bocciatura, mai un debito, rarissime assenza e sempre 10 in condotta. Ma non mi piaceva affatto. Dopo il 5 mi sono iscritta a Statistica, sempre con la spinta di mio padre (tasse universitarie gratis perché pochi iscritti) e a me non piaceva, ma ero troppo ingenua per capirlo. A 24 anni mi sono laureata, ma non ho trovato lavoro, anche se ho fatto 1000 concorsi. Ora a 35 anni, sono più cosciente e sto studiando per una professione che mi piace davvero, la nutrizionista. So che è tutt un altro mondo, ma qst x far capire che spesso i genitori sbagliano. I figli devono scegliere da soli, anche se sbagliano.

  36. Invece a me è accaduto l’opposto!
    Fui promosso con ottimo alle scuole medie, la mia prof di italiano mi consigliò il classico, ma io condizionato da alcuni amici andai al professionale, (indirizzo elettrico /elettronico). Pessima scuola, con una pessima nomea! Dove ci andavano tutti i peggiori elementi! Il risultato è che passai da 2/3 ore di studio giornaliere delle medie, a 4/5 ore di studio settimanali che facevo al professionale, e nonostante tutto riuscivo ad essere quasi il primo della classe. Mi resi conto troppo tardi e al 5ºanno, nel valutare di andare o meno all’università, mi resi conto che non avevo nemmeno le basi per pensare soltato di poter affrontare una qualsiasi facoltà universitaria! Purtroppo un ragazzo/a di 13/14 è troppo piccolo per fare una scelta del genere, quindi nel dubbio penso che essendoci ovviamente anche le condizioni, sia sempre meglio fare un liceo, il quale comunque riesce in 5 anni a darti una base solida nonché farti acquisire un metodo di studio in modo da affrontare nel migliore dei modi qualsiasi facoltà universitaria!

  37. Buona sera a tutti .
    Mi chiamo Ikram Loukili ho 14 anni per motivi personali avevo perso un’anno in Francia . OGGI 24 DICEMBRE ALLE ORE 18:19 ho deciso di cercare e di provare a testarmi. io ragazzina combina guai , seria dal solito, voglio condividere i miei pensieri e le mie emozioni.
    Ho due materie giù. Sono nella media in tutto. I professori mi hanno consigliato il professionale.
    Ma la cosa che voglio fare seriamente è il medico….
    ho detto ai miei compagni che voglio fare il turistico…
    ho mentito perche’ so che se dicessi la verità mi prenderebbero in giro,,,,, arrivando al punto voglio fare il Liceo Scientifico…. non so se sia la giusta scelta o meno …. nessuno crede nelle mie capacità …. neanche io credo che abbia delle capacità… cosa fareste al mio posto?

  38. IO COME ADULTA HO UNA STORIA SCOLASTICA MOLTO TRAVAGLIATA… ALLE MEDIE NON ERO UN GRANCHE’…GLI INSEGNANTI MI CONSIGLIARONO UN PROFESSIONALE…DIETRO LA SPINTA DI MIA MADRE FECI 3 ANNI DI SEGRETARIA D’AZIENDA …TUTTA CONTABILITA’ E RAGIONERIA MATERIE CHE ODIAVO… TUTTI E 3 GLI ANNI FUI RIMANDATA… TUTTE E 3 LE ESTATI A STUDIARE…ALLA FINE NON CE LA FECI PIU’ E MI ARRESI…. IN SEGUITO CON LA CRISI DEL 2008 MI SONO PENTITA DI NON AVERE UN TITOLO DI STUDIO SUPERIORE..HO DECISO FINALMENTE DI TORNARE SUI BANCHI DI SCUOLA A UN SERALE… MA INVECE DI RAGIONERIA SCELSI “TECNICO DEI SERVIZI SOCIO-SANITARI” MI SONO DIPLOMATA CON LA MEDIA DELL’OTTO… DALLA MIA ESPERIENZA HO DEDOTTO CHE MOLTO SPESSO I GENITORI TI SPINGONO A FARE SCUOLE CHE NON TI PIACCIONO, E PER CUI NON SEI PORTATA… A 14 ANNI E’ DIFFICILE SAPERE COSA VUOI FARE NELLA VITA…IN ITALIA MANCA UN SOSTEGNO NELL’ORIENTAMENTO SCOLASTICO…

  39. Ottimo articolo tante volte troppe forse i mediocri consigli di classe non vedono oltre la loro mediocrità di insegnanti falliti e frustati senza capire e comprendere l le vere potenzialità dei ragazzi che andrebbero veramente stimolati lei ha tutta la mia stima di genitore e spero che continui nell insegnamento grazie ancora

  40. Già che se uno si laurea e poi insegna alle medie … beh, forse non è proprio un fulmine di guerra da cui attingere non solo consigli ma addirittura direttive così importanti in un periodo della vita (13/14 anni) dove si cambia continuamente. Seguendo i professionali e i tecnici rischi di perderti un pezzo di cultura generale e, soprattutto, di non saper studiare, ma forse è quello che qualche nostro politico desidera. Con l’avvento delle lauree triennali, ci dovrebbero spiegare a cosa servono gli istituti tecnici: dovrebbe abolirli e creare solo professionali (se uno vuol lavorare nell’artigianato o creare un’impresa del genere) e licei. Forse a qualcuno dà noia che i giovani sappiano un po’ di storia e filosofia e diventino meno manipolabili ..

  41. salve ..mentre leggevo sono riaffiorati tanti ricordi… pare che mi abbia conosciuto perche mi sono identificato nelle sue parole … deriso dai compagni non stimolato dai miei insegnanti … dopo il geometra preso a pagamento mi sono iscritto a palermo in sociologia e dopo aver preso la laurea nei tempi stabiliti ho pensato maa che cavolo dovro fare con questa laurea in sociologia .. sono volato a Bucarest in una universita statale quindi ho sostenuto tutte le materie in inglese .. beh oggi sono dentista … mi ha stimolato tantissimo leggerla … con osservanza … luca

  42. Buuongiorno dott. Fedocci!
    Sono un supplente-precario di scuola superiore.
    Le scrivo perchè stamattina esasperato dall’ennesimo litigio con mia madre, che in passato mi impose la frequenza di un Istituto Tecnico-Tecnologico dopo gli esami alla Scuola Secondaria di I grado (diplomato con distinto), rispetto a quella di un Liceo Classico o Linguistico, ne sto pagando ancora le conseguenze.
    Il suo articolo mi ha colpito molto perchè rappresenta una prova essenziale di quanto i genitori non hanno sempre ragione nel decidere cosa sia giusto o sbagliato nell’orientamento scolastico e professionale di un figlio. Mia madre ancora oggi si sbaglia nell’avermi costretto a frequentare una scuola superiore che non mi ha mai dato uno stimolo e un’istruzione adeguata. Ricordo tra l’altro che quando dissi a due miei professori delle superiori, uno di elettrotecnica e l’altra di diritto ed economia, che volevo proseguire gli studi all’università, mi guardarono sorpresi come per dire:”Sei proprio convinto di quello che dici?” Quasi come a farmi capire che c’era una selezione naturale tra studenti di serie A e di studenti di serie B, e che così sarebbe dovuto essere per sempre.
    Per questo motivo dopo la maturità, decisi di andare a frequentare l’università e di laurearmi in Lingue e Letterature Straniere (l’unica facoltà che potevo frequentare in base alle mie poche e sufficienti capacità rimastemi per salvarmi dalle infernali esperienze scolastiche fatte, tra l’altro di ricordi sgradevoli, umilianti e sacrifici fatti per ottenere un diploma al quanto inutile, per quanto finito che fosse).
    Ecco, le sembrerò scontato se Le dichiaro che le mie attuali considerazioni su questo siano del tutto negative e prive di ogni speranza per un futuro decente per il sottoscritto. Sono stato anche bocciato al quarto anno. In questi mesi sto provando a studiare disperatamente per il concorso straordinario docenti, per cercare di trovare un futuro, ma non ho più stimoli e se invio il mio CV online ad aziende che ricercano figure professionali, trovo negli annunci relativi requisiti richiesti che non possiedo tuttora. Per concludere, indietro non posso più tornare e continuo a sentirmi tuttora dannato e beffato dalla vita, ma ancora di più da una figura genitoriale che continua ancora a sostenere di essere convinta di aver fatto la scelta giusta motivando le sue ragioni con scuse assurde. Ad esempio, che ero proprio una capra a scuola, cosa che non mi permetto di negare nè a Lei, nè a loro. Il suo articolo è molto stimolante, ma io mi sento disperato a non riuscire a far capire ai miei, a 30 anni e passa, che hanno sbagliato e tuttora sbagliano. E non trovo più soluzioni per uscire da questo mio problema.
    Ma che cosa devo fare a questo punto?
    La ringrazio per la Sua cortese e paziente attenzione.
    Con osservanza Rosario.

  43. Buongiorno dott. Fedocci!
    Sono un supplente-precario di scuola superiore.
    Le scrivo perchè stamattina esasperato dall’ennesimo litigio con mia madre, che in passato mi impose la frequenza di un Istituto Tecnico-Tecnologico dopo gli esami alla Scuola Secondaria di I grado (diplomato con distinto), rispetto a quella di un Liceo Classico o Linguistico, ne sto pagando ancora le conseguenze.
    Il suo articolo mi ha colpito molto perchè rappresenta una prova essenziale di quanto i genitori non hanno sempre ragione nel decidere cosa sia giusto o sbagliato nell’orientamento scolastico e professionale di un figlio. Mia madre ancora oggi si sbaglia nell’avermi costretto a frequentare una scuola superiore che non mi ha mai dato uno stimolo e un’istruzione adeguata. Ricordo tra l’altro che quando dissi a due miei professori delle superiori, uno di elettrotecnica e l’altra di diritto ed economia, che volevo proseguire gli studi all’università, mi guardarono sorpresi come per dire:”Sei proprio convinto di quello che dici?” Quasi come a farmi capire che c’era una selezione naturale tra studenti di serie A e di studenti di serie B, e che così sarebbe dovuto essere per sempre.
    Per questo motivo dopo la maturità, decisi di andare a frequentare l’università e di laurearmi in Lingue e Letterature Straniere (l’unica facoltà che potevo frequentare in base alle mie poche e sufficienti capacità rimastemi per salvarmi dalle infernali esperienze scolastiche fatte, tra l’altro di ricordi sgradevoli, umilianti e sacrifici fatti per ottenere un diploma al quanto inutile, per quanto finito che fosse).
    Ecco, le sembrerò scontato se Le dichiaro che le mie attuali considerazioni su questo siano del tutto negative e prive di ogni speranza per un futuro decente per il sottoscritto. Sono stato anche bocciato al quarto anno. In questi mesi sto provando a studiare disperatamente per il concorso straordinario docenti, per cercare di trovare un futuro, ma non ho più stimoli e se invio il mio CV online ad aziende che ricercano figure professionali, trovo negli annunci relativi requisiti richiesti che non possiedo tuttora. Per concludere, indietro non posso più tornare e continuo a sentirmi tuttora dannato e beffato dalla vita, ma ancora di più da una figura genitoriale che continua ancora a sostenere di essere convinta di aver fatto la scelta giusta motivando le sue ragioni con scuse assurde. Ad esempio, che ero proprio una capra a scuola, cosa che non mi permetto di negare nè a Lei, nè a loro. Il suo articolo è molto stimolante, ma io mi sento disperato a non riuscire a far capire ai miei, a 30 anni e passa, che hanno sbagliato e tuttora sbagliano. E non trovo più soluzioni per uscire da questo mio problema.
    Ma che cosa devo fare a questo punto?
    La ringrazio per la Sua cortese e paziente attenzione.
    Con osservanza Rosario.

  44. Al bellissimo testo di di Enrico Fedocci e ai diversi commenti con storie che invogliano a un lavoro di raccolta e pubblicazione per una “Storia della scelta scolastica in Italia” (e invito il bravo autore dell’articolo a scriverlo), riporto brevemente la mia storia:
    Io no, genitori colti no, erano bravi mestieranti, artigiani/contadini, e così gli zii e i nonni. La mia infanzia con genitori e parenti artigiani iperattivi era tutto un “dar una mano”. Vai qui, vai lì, aiutami, corri svelto laggiù. Gli adulti maschi poi, negli anni settanta bevevano quasi tutti, e mio padre in particolare beveva più di tutti e così, gli ordini erano anche contraddittori e gli sguardi mi venivano rivolti con la mascella serrata quando si sbagliava o non si era svelti.
    Le elementari trascorsero normali un po’ assonnato e stanco con già evidenti problemi ai denti ai quali nessuno badava e i vari ascessi che mi gettavano a letto per due giorni nei lamenti, rimasero insoluti e si ripresentavano periodicamente. Questi dolori intensi erano vissuti da me come una disgrazia o fatalità a cui bisognava religiosamente rassegnarsi.
    Iniziano le medie e le frequenti attività alcoliche notturne di mio padre. Le nottate sono insonni, le urla, le bestemmie per i motivi più disparati insistono ora verso mia madre e spesso verso di me con accuse talmente fantasiose che non me ne faccio una colpa assoluta ma alcune le accolgo dopo ore, notti, giorni, anni di urla e sbattimenti di porte.
    Riesco comunque a studiare sul mio tavolo d’angolo, seduto sul letto e di traverso il tavolo. Le medie trascorrono e il giudizio è sufficiente, buono per il professionale.
    In un moto di orgoglio e approfittando della confusione a casa mi iscrivo al liceo scientifico. Mi impegno ma non sono tranquillo, non mi concentro, il senso di vivere in una bugia mi travolge. Non riesco a confidarmi con gli amici, evito le ragazze anche se molte sono innamorate di me e io di loro per paura di perderle una volta conosciuta la mia casa senza alcun suppellettile e con le porte bucate dai pugni di cui una bucata da me in orario antelucano. Gioco a calcio, sono persino bravo, il capitano. Una sera, in una partita notturna, lontano, mi sembra di vedere mio padre, io orgoglioso di lui mi impegno ancor di più, gioco da meraviglia, corro, segno, gli spettatori si spellano le mani in applausi, l’allenatore mi adora platealmente. Mi accorgo che non è lui. Non è mai venuto a vedermi giocare. Anzi, a dire il vero non me lo ha mai chiesto cosa facevo nel tempo libero. Io non dovevo avere tempo libero.
    Esco dal liceo, entro in un altra scuola, esco anche da lì.
    Pesco, cioè vado a pescare con un amico, mi rilassa. Pescare è bellissimo, mi alzo alle 4 per andarci, tanto sono già sveglio. A letto metto il classico fagotto di vestiti casomai dovesse controllare e offendermi. Ora poi che ho lasciato la scuola sono un fallito e merito ogni epiteto con le bestemmie al posto delle virgole. Bestemmio anch’io.
    Entro in falegnameria di famiglia: polvere, vapori di vernice tossica al tempo senza protezioni mi avvelenano ma le giornate trascorrono senza urla. Le notti sono uguali.
    Ancora con le dita attaccate e i polmoni sani, lo stato mi preleva e mi fa fare il militare in Friuli a sparare con i cannoni e a guardare le polveriere. Turni, sveglia alle quattro, alle due, alle sei. Sto congedandomi dopo 11 mesi, febbre altissima per una settimana.
    A casa mi sento spaesato nel mio letto. Le urla continuano.
    Trovo un lavoro in una cooperativa a tagliar l’erba a Marghera, tantissima polvere sollevata dal decespugliatore e odori fortissimi sbuffano dalle fabbriche, odori dolciastri perenni a volte pungenti. Si mangia sulle panchine durante la pausa.
    Passano due anni. fumo canne con gli amici, divento un esteta del fumo e dell’erba: circola musica tra di noi che a guardarci sembriamo tutti dei naufraghi gettati al mare dalle tempeste. Si sta in silenzio in pace. Le forze dell’ordine ci braccano di continuo anche se vogliamo solo star fermi in silenzio, in una panchina, al freddo. Chi dice che le droghe leggere fanno male cade in errore. Non ho mai sentito un drogato leggero urlare e diventare pazzo. Osteggiavamo le droghe pesanti, le pasticche. Ma vivevamo ai margini e alcuni di noi cedevano e agli inviti dei più scaltri dei più carismatici.
    Erano i primi a venir arrestati.
    Mi iscrivo ad una scuola serale e lavoro di giorno.
    Mi diplomo. Scopro di avere un attitudine per caso direi. Seguo quest’attitudine, mi laureo. La commissione di esame si alza in piedi per stringermi la mano. Ho trent’anni. Mi vergogno della mia bravura, la nascondo come ho sempre fatto, per proteggermi, per rimanere nella carezzevole ombra.
    Poi mio padre muore e piango disperato: mi manca; lo seguo nella malattia, gli aspiro ogni dieci minuti giorno e notte con un tubo il marciume del cancro ai polmoni. Lui è sedato da morfina. Non lo sa, ma sarebbe stata la sua droga fin da giovane. Spingo la bara dentro la tomba.
    Mi sposo, ho un figlio. Ha appena finito gli esami on line.
    Nella mia valutazione sulla scuola di ora credo che difetti degli stessi problemi educativi di sempre. Intanto andrebbe abolita e ricostruita in ogni suo settore, dall’infanzia all’università. Anzi, non dovrebbero esistere le “classi” ma l’allievo con le sue attitudini particolari. E l’educazione dovrebbe assecondare quest’attitudine per dar vita a Persone che amano la falegnameria, come amano le lettere e la verità e diventano giornalisti.
    Si indovina facile che una Persona diventa felice a vent’anni in Storia dell’Arte. A quaranta in Economia, a quattordici in scultura, in musica, ecc.
    L’Educazione dev’essere sempre aperta giorno e notte. I libri diffusi, il dubbio deve imperare, le verità poche e cristalline.
    L’amore per il prossimo sentito come una piacevole attesa, senza limiti. Non vi devono essere lavori da lottatore ma lavori costruiti con sforzo e dedizione consapevole.
    Un mondo sano dove studiare e lavorare e amare, nulla più.
    La felicità poi, verrà da sola, ne sono sicuro.
    Enrico

    • Ho letto con grande attenzione questo suo scritto. L’ho apprezzato molto e la ringrazio per il suo intervento. Enrico

  45. In effetti Loro sono insegnanti, non educatori, quindi loro non sanno come “tirare fuori” quello che c’è di buono in te.
    Alle scuole medie venivo schernito per la mia timidezza, parlavo poco e quindi faticava ad esprimermi. Ora a distanza di qualche anno parlo tre lingue fluentemente ho girato mezzo mondo. Saper mettere a proprio agio un ragazzo timido e una cosa molto difficile, senza parlare delle preferenze personali lasciando il carattere in secondo piano.
    La scuola italiana andrebbe riformata con nuovi metodi di studio, senza valutazione personale e con qualche criterio diverso.

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