Benzinaio ucciso, l’appello del figlio al killer: “Senza pentimento non sarai mai libero”

Angelo Canavesi, il benzinaio ucciso

“Se l’assassino ha una coscienza si costituisca, altrimenti non sarà mai libero”
Sono parole di Emanuele Canavesi il figlio di Angelo, il benzinaio di Gorla Minore ucciso nel Varesotto durante una rapina al suo distributore nel febbraio del 2010.
Uno sfogo che il giovane, che ora continua assieme alla sorella l’attività del padre, affida a Cronaca Criminale affinché l’uomo che ha sparato non rimanga nell’ombra.

Una indagine difficile quella dei carabinieri di Varese che non sono ancora riusciti a dare un nome e un volto al killer: nessuna testimonianza utile, a parte una donna che ha intravisto un movimento strano poco prima del delitto nella stazione di servizio, nessuna immagine di telecamere perché l’impianto ne era sprovvisto.

“ Un appello perché – dice Emanuele – non si può convivere con un peso del genere sulla coscienza, anche se sei un criminale”
La speranza della famiglia di Angelo Canavesi, quindi, è quella di poter guardare in faccia chi ha premuto il grilletto. “Non chiediamo vendetta – continua il figlio del benzinaio ucciso – ma solo giustizia e la consapevolezza che chi sbaglia paga sempre e comunque”

Parole che il giovane pronuncia con la speranza sul viso e lo sguardo di chi, ogni giorno, quando apre la pompa di benzina, non può fare a meno di ricordare la scena del padre riverso a terra in un lago di sangue.  Ucciso mentre faceva ciò che gli piaceva di più: dedicarsi all’attività che aveva costruito. Per se stesso, per la sua famiglia.
“Non è facile andare avanti – conclude Emanuele – ma nostro padre ci ha insegnato a non mollare mai e noi cerchiamo così di rendergli merito”

Enrico Fedocci

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